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Approfondimento: Allenare il cervello

Se non lo usi, lo perdi!
Fonte: Redazione
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Allenare il cervelloLa mania di “allenare il cervello” è dilagante. Tra i vari prodotti disponibili, il più famoso è un videogioco, “Brain Training”, sviluppato dal neuroscienziato Ryuta Kawashima. Calcola che età ha il cervello e vanta come testimonial l’attrice Nicole Kidman. Tutti i programmi di questo genere pubblicizzano di poter migliorare le qualità mentalimemoria, concentrazione, velocità di elaborazione – o di rallentare l’inevitabile declino dell’età. Come si dice, “o lo usi o lo perdi”, ma non è molto chiaro come e che cosa si debba usare a questo proposito.

E' vero che allenare il cervello funziona? Certamente. Nel 2006, un gruppo di ricercatori dell’università dell’Alabama sotto la direzione di Karlene Ball ha pubblicato i risultati di uno studio sull’ipotesi. Dopo aver sottoposto 1.884 anziani in salute a un programma intensivo di allenamento di sei settimane, si sono registrati miglioramenti sensibili delle prestazioni del cervello, come ad esempio la memoria. All’università della California, a San Francisco, gli esercizi sviluppati da Mike Merzenich hanno prodotto risultati sorprendenti sulla schizofrenia e sulla depressione.

Molti anziani sembrano rimanere lucidissimi fino a ottant’anni e anche più. Anche se il fisico è rallentato, continuano a lavorare, giocare a carte e ad altri giochi, a viaggiare, a usare il computer, a scrivere libri, a risolvere quiz di enigmistica e a svolgere altre attività mentali impegnative che manderebbero in confusione persone molto più giovani. Secondo ulteriori studi, le autopsie di questi anziani rivelano diffuse anormalità a livello cerebrale, come quelle che si ritrovano nei malati di Alzheimer.

Fino a due terzi delle persone con un Alzheimer riscontrato al momento dell’autopsia mantengono integre le loro facoltà cognitive fino alla fine.

Nikolaos Scarmeas e Yaakov Stern del Columbia Medical Center hanno ipotizzato che un qualche fattore sia la causa della disgiunzione tra l’entità del danno cerebrale e la sua manifestazione, e cioè la riserva cognitiva.

La teoria della riserva cognitiva si riferisce alla capacità del cervello di cambiare e di mantenere cellule e collegamenti neurali extra attraverso assoni e dendriti. Successivamente, questi collegamenti permetterebbero di compensare l’arrivo della demenza senile. Si sta cercando di determinare come riuscire a sviluppare questa funzione, ma attualmente non c’è un rimedio veloce per l’invecchiamento cerebrale. Tuttavia, i recenti studi suggeriscono alcuni modi per migliorare la viabilità del cervello: non è mai troppo tardi per sviluppare la riserva cognitiva. Più si usa e prima si usa l’intelletto, più il numero di cellule e collegamenti neurali cresce, con alte probabilità di mantenersi costante negli anni successivi.

Ma la stimolazione cerebrale non dovrebbe finire con la laurea: affrontare sempre nuove sfide è di importanza fondamentale per determinare l’invecchiamento del cervello.

Se si ripetono ogni giorno le stesse azioni senza introdurre nuove sfide mentali, non si otterranno effetti positivi sulla salute cerebrale. Forse non ci hai mai pensato, ma è interessante sapere che, se passi il tempo libero a giocare a Sudoku, a fare i cruciverba o a giocare a Scarabeo e pensi che così stai facendo il massimo per tenere allenato il cervello, in realtà potrebbe non bastare. Una volta che sei diventato molto bravo in questi giochi, non ti offriranno più la stimolazione necessaria, ma diventeranno gesti automatici: il cervello userà così sempre gli stessi collegamenti e non ne svilupperà di nuovi.

Così, allo stesso modo del sistema muscolare, “o lo usi o lo perdi”.

Il cervello richiede continui sforzi e stimolazioni per mantenere e aumentare le sue prestazioni. Questo significa che devi passare più tempo possibile a risolvere giochi di logica e quiz di enigmistica, poiché più sono diversi e più potranno fornire nuove sfide e nuovi stimoli. Ecco perché ci piace giocare e risolvere enigmi.

Come tutti gli organismi viventi dotati di intelligenza, l’uomo possiede una curiosità innata per il suo ambiente, per i suoi simili e per se stesso: se la usiamo per esplorare mondi sconosciuti, ci sentiremo galvanizzati.

Nessuno sa perché, ma é così. Allo stesso modo, un gioco che stimola la nostra curiosità ci fa sentire anche più vivi. Molto probabilmente, è il rischio di perdere che fa la differenza.

estratto da Gli Allenamente

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