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Approfondimento: Autosuggestione, come usarla

il Metodo Coué e l'autosuggestione
Fonte: Redazione
23/10/2008
Autosuggestione, come usarla

Come usare l'Autosuggestione

Il principio del Metodo si riassume nelle seguenti parole: non si può pensare a due cose contemporaneamente, cioè due idee non possono sovrapporsi, possono, al più, mettersi vicine, rimanendo distinte nel nostro spirito.

Ogni pensiero che occupi esclusivamente la nostra mente diventa vero per noi ed ha la tendenza a trasformarsi in atto. Dunque, se riuscite a far pensare ad un ammalato che la sua sofferenza sparisce, essa sparirà: se riuscite a far pensare ad un cleptomane che non ruberà più, egli non ruberà più ecc. Basta, mediante una serie di esperienze appropriate e graduali, insegnare al soggetto l’“ABC” del pensare cosciente.

Vi indico ora la serie di esperienze: chi segue alla lettera il percorso otterrà, senza alcun dubbio, un buon risultato.

Prima esperienza (preparatoria)

Pregare il soggetto (paziente) di rimanere ritto, con il corpo rigido come una barra di ferro, i piedi giunti da una estremità all’altra, e le caviglie sciolte, come se fossero due cerniere; dirgli di considerarsi come un’asse, che abbia i suoi cardini alla base e che sia in equilibrio, ritta sul suolo; fargli notare che se si spinge leggermente l’asse da un lato e dall’altro, essa cade, come una massa inerte, senza alcuna resistenza, dal lato verso cui la si spinge; avvisarlo che lo tirerete all’indietro per le spalle e raccomandargli di lasciarsi cadere tra le vostre braccia, senza opporre la minima resistenza, girando sulle sue caviglie che funzioneranno da cerniere, lasciando cioè le piante dei piedi inchiodate sul suolo. Tirarlo allora all’indietro per le spalle, e, se l’esperienza non riesce, ricominciare finché sia riuscita o quasi.

Seconda esperienza

Spiegare dapprima al soggetto che per mostrargli l’azione dell’immaginazione su noi stessi lo pregherete, di lì a poco, di pensare «cado all’indietro, cado all’indietro, cado all’indietro ecc.» e che egli non deve avere se non questo pensiero nella mente, non deve chiedersi se cadrà o no, se cadendo può farsi del male ecc.; che non deve, per compiacervi, cadere intenzionalmente all’indietro, ma che, però, se avverte qualcosa che lo attira, non deve resistere, ma obbedire all’attrazione avvertita. Pregate allora il soggetto di levare bene in alto la testa e di chiudere gli occhi; ponete il pugno destro sotto la nuca, la mano sinistra sulla fronte e ditegli:
«Ora pensate: io cado all’indietro, cado all’indietro e, in realtà, voi cadete all’indietro. Voi ca-de-te-all’in-die-tro ecc.».

Nello stesso tempo fate scivolare la mano sinistra leggermente all’indietro sulla tempia sinistra, sopra l’orecchio e ritirate lentamente, ma in modo continuo, il pugno destro. Avvertirete subito che il soggetto accenna un movimento all’indietro e si arresta nella sua caduta o vi si abbandona. Nel primo caso, ditegli che ha resistito, che non ha pensato di cadere, ma che ha pensato che si sarebbe ferito se fosse caduto. Ed è vero, poiché, senza questo ultimo pensiero, sarebbe caduto come un corpo morto.Ricominciate l’esperienza, usando un tono di comando, come se voleste costringere il soggetto ad obbedirvi. Continuate fino al risultato completo o quasi completo.

Una raccomandazione da fare all’operatore è di tenersi un po’ discosto dietro il soggetto, il piede sinistro in avanti, quello destro un po’ indietro con la gamba ben tesa, per non essere rovesciato dal soggetto nella sua caduta. Questa precauzione serve ad evitare che, in presenza di un soggetto pesante, l’operatore cada assieme a lui.

Terza esperienza

Mettete il soggetto davanti a voi, col corpo sempre rigido, le caviglie molli e i piedi giunti e paralleli. Ponete le vostre mani di fronte alle sue tempie, senza appoggiarle; guardatelo fisso, senza muovere le palpebre, alla radice del naso; ditegli di pensare «cado in avanti, cado in avanti, cado in avanti», ripetetegli, scandendo le sillabe, «voi-ca-de-te-in-a-van-ti; voi-ca-de-te-in-a-van-ti ecc.» senza smettere di guardarlo fisso.

Quarta esperienza

Pregate il soggetto di incrociare le mani e stringere le dita al massimo, fino a produrre un leggero tremolio; guardatelo come nell’esperienza precedente e tenete le vostre mani sulle sue, premendogliele leggermente, come per rinchiudergliele di più. Ditegli di pensare che egli non può più staccare le dita, che voi conterete fino a tre e che, quando direte «TRE», dovrà tentare di separare le mani, pensando sempre «non lo posso fare, non lo posso fare ecc.» e constaterà che gli è impossibile.

Contate allora «UNO, DUE, TRE» lentissimamente, aggiungendo immediatamente e facendo attenzione a staccare le sillabe: «Voi-non-po-te-te, voi-non-po-te-te ecc.». Se il soggetto pensa correttamente «io non lo posso fare», non solo non può separare le dita, ma addirittura queste si chiudono con tanta maggior forza quanto maggiori sono gli sforzi per separarle.

Ottiene il risultato contrario a quello che la sua volontà cerca di ottenere. Dopo qualche secondo ditegli: «Ora pensate: posso, posso, posso» e in breve le sue dita si dischiuderanno. Abbiate sempre cura di tenere lo sguardo fisso alla radice del naso del soggetto e non permettetegli di distogliere i suoi occhi dai vostri.

Se il soggetto riesce a separare le mani non è colpa vostra: è colpa del soggetto. Non ha pensato bene «non lo posso fare». Riprovate riaffermando il comando con sicurezza. Usate sempre un tono imperativo, che non tollera disubbidienza.
Non voglio dire che sia necessario alzare la voce; al contrario è preferibile usare il tono abituale, ma scandendo ogni parola con un tono secco ed autoritario.
Se questa esperienza riesce, tutte le altre riescono ugualmente, conformandosi esattamente alle istruzioni sopra indicate.

Alcuni soggetti sono sensibilissimi, ed è agevole riconoscerli dal fatto che la contrazione delle dita e delle membra in loro si produce facilmente. Dopo due o tre esperienze ben riuscite, non è più necessario dir loro: «Pensate a questo, pensate a quello»; è sufficiente dirgli semplicemente, con il tono imperativo che deve usare sempre un buon suggestionatore: «Chiudete il pugno. Ora voi non potete più riaprirlo».

Il soggetto si troverà nell’impossibilità d’aprire il pugno o gli occhi, malgrado tutti i suoi sforzi. Ditegli, dopo qualche istante, «voi potete» e immediatamente si produrrà nel soggetto il rilassamento dei muscoli.

Questo tipo di esperienza prevede infinite variazioni: facendo unire i palmi e suggerendo che sono incollati; facendo poggiare la mano su un tavolo e suggerendo che vi aderisce; dicendo al soggetto che è inchiodato alla sedia e che gli è impossibile alzarsi; facendolo alzare e dicendogli che è nell’impossibilità di camminare; mettendo un portapenne sul tavolo e dicendogli che pesa un quintale e che gli è impossibile sollevarlo ecc.
In tutte queste esperienze, non mi stanco di ripeterlo, non è la suggestione propriamente detta che determina i fenomeni, ma l’autosuggestione del soggetto, consecutiva alla suggestione indotta dall’operatore.

Rendere curativa l'autosuggestione

Allorché il soggetto è passato per le esperienze precedenti e le ha comprese, è maturo per la autosuggestione curativa: è diventato un campo coltivato, in cui il seme può germogliare e svilupparsi.
Qualunque possa essere l’infermità del soggetto, fisica o morale, conviene procedere sempre nello stesso modo e pronunciare le stesse parole, con qualche variante secondo i casi.

Direte al soggetto:
«Si sieda e chiuda gli occhi. Non cercherò di addormentarla, è inutile. La prego semplicemente di chiudere gli occhi, affinché la sua attenzione non sia distratta dagli oggetti intorno. Dica ora a se stesso che tutte le parole che io pronuncerò dovranno fissarsi, incidersi, incrostarsi nel suo cervello, e che bisogna vi restino sempre fissate, incise, incrostate, e senza che lei lo voglia, senza che lei lo sappia, in un modo del tutto incosciente da parte sua, il suo organismo e lei stesso vi obbedirete. Le dirò anzitutto che ogni giorno, tre volte al giorno, al mattino, a mezzogiorno e alla sera, all’ora dei pasti, lei avrà fame, cioè proverà quella sensazione gradevole che fa pensare e dire: «Oh, come mangerei volentieri!», e lei mangerà, infatti, volentieri, senza tuttavia eccedere. Masti­cherà a lungo i cibi, così da trasformarli in una specie di pasta molle, che lei inghiottirà. In queste condizioni, lei digerirà bene e non risentirà né nello stomaco né nell’intestino alcun disturbo, alcun malessere, alcun dolore. L’assimilazione procederà bene e il suo organismo approfitterà di tutti i cibi per farne del sangue, dei muscoli, della forza, dell’energia, della vita. Poiché lei avrà ben digerito, la funzione dell’evacuazione si compirà normalmente e tutte le mattine lei sentirà il bisogno di evacuare, e senza necessità di servirsi di una medicina o di ricorrere ad un artificio qualsiasi otterrà un risultato normale e soddisfacente. Inoltre, tutte le notti, a partire dal momento in cui lei desidererà addormentarsi, fino al momento in cui desidererà svegliarsi al mattino, dormirà un sonno calmo, tranquillo, durante il quale non ci sarà alcun incubo, al contrario da esso lei uscirà del tutto riposato, lieto e ben disposto. Se le succede di essere talvolta triste, preoccupato, annoiato, di cattivo umore, d’ora innanzi non sarà più così e, invece di essere triste, preoccupato, invece di appesantirsi per il dolore, la noia o il cattivo umore lei sarà sorridente, felice, anche senza una ragione precisa, ma sempre felice, come prima le poteva succedere di essere triste senza ragione; dirò di più: anche se ci fossero delle ragioni reali per essere triste e addolorato, lei non lo sarà. Se le succede, qualche volta, di avere movimenti d’impazienza o di collera, non li avrà più: sarà invece paziente sempre, e sempre padrone di sé, e le cose che prima l’annoiavano, la spazientivano e l’irritavano la lasceranno d’ora in avanti perfettamente indifferente e sereno, calmissimo. Se qualche volta si sentirà assalito, tormentato da idee cattive e malsane, da timori, spaventi, fobie, tentazioni, rancori, io sento che tutto ciò si allontanerà, a poco a poco, dagli occhi della sua immaginazione e sembrerà fondersi e perdersi come in una nube lontana, nella quale tutto deve finire per scomparire completamente. Come un sogno svanisce quando ci svegliamo, così spariranno tutte queste vane immagini. Aggiungerò ancora che tutti i suoi organi funzionano a perfezione: il cuore batte normalmente e la circolazione del sangue è regolare; lo stomaco, gli intestini, il fegato, la vescica biliare, i reni, sono nella loro piena attività normale. Se qualcuno di tali organi funziona attualmente in modo anormale, tale anormalità sparirà ben presto, un po’ per giorno, di modo che, fra non molto, essa sarà completamente scomparsa e l’organo che ne è affetto avrà ripreso la sua funzione regolare. Inoltre, se ci sono delle lesioni in qualcuno di detti organi, esse si cicatrizzeranno giorno dopo giorno e rapidamente guariranno
».

Va notato che non è necessario conoscere quale organo sia malato per guarirlo. Sotto l’influenza dell’autosuggestione generica “ogni giorno, da tutti i punti di vista, io vado di bene in meglio”, l’incosciente esercita la propria azione sull’organo malato, che esso sa riconoscere da sé.

«Ancora una cosa della massima importanza: se finora lei ha provato, di fronte a sé stesso, una certa diffidenza, tale diffidenza scomparirà a poco a po­co, per lasciare il posto ad una piena fiducia, fondata su quella forza di incalcolabile potenza che risiede in ciascuno di noi!  Tale fiducia è indispensabile a ogni essere uma­no. Senza fiducia in noi, non si arriva mai a nulla; con la fiducia in se stessi, si può arrivare a tutto (nell’ambito delle cose ragionevoli!). Abbia fiducia in se stesso e, da tale fiducia, trarrà la capacità di fare non solamente bene, ma benissimo tutte le cose che desidererà fare, a condizione che esse siano ragionevoli. Perciò, quando desidera fare qualche cosa che sia secondo ragione, imposta dal dovere, pensi sempre che tale cosa è facile; che le espressioni: difficile, impossibile, non posso, è più forte di me, non posso impedire che... devono sparire dal suo vocabolario».

Copertina libro: Il Dominio di Se stessi

Emile Coué

Il Dominio di Se stessi

Autosuggestione per guarire

Il metodo del Dott. Emile Coué intende insegnare a ciascun lettore la tecnica dell’autoguarigione, realizzata attraverso il dominio...

Pagine 128, € 9.50

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