Quando il nostro corpo si trova in quello stato che chiamiamo sonno, noi “viaggiamo”. Il vero Io non è nel corpo, esso è un organismo invisibile chiamato “spirito”. Lo spirito ha dei sensi proprio come quelli del corpo, ma sono di livello più elevato poiché può vedere forme e sentire voci che si trovano molto lontane dal corpo. Lo spirito non risiede nel corpo e non vi è mai stato totalmente, ma agisce su questo e lo utilizza come strumento. È un potere che può farsi sentire anche ad una distanza assai lontana dal corpo.
Metà della nostra vita è per noi una lacuna, è il periodo in cui il nostro spirito di notte lascia il corpo viaggiando in regioni lontane e visitando persone che non conosceremo mai in carne ed ossa.
Il sogno è un processo di auto-mesmerismo compiuto inconsciamente. Proprio come l’operatore mesmerico fa passare volontariamente un individuo allo stato di non coscienza, così ogni sera ci mettiamo o piuttosto mettiamo il nostro corpo in uno stato d’insensibilità.
L’attività dell’operatore mesmerico consiste nel portare lo spirito al di fuori del corpo del paziente. Conduce il pensiero del soggetto verso un centro, simile ad una moneta tenuta nel palmo della mano. Lo spirito del soggetto così concentrato si trova in una condizione in cui l’operatore può facilmente impressionarlo attraverso la sua volontà. Quindi ordina allo spirito della persona di uscire dal corpo. Fatto questo, egli riversa il suo pensiero su tale corpo poiché questo è ormai diventato come una casa abbandonata dal proprietario. L’operatore può allora prendere possesso di quel corpo con il potere del proprio pensiero. Non è affatto il soggetto che vede, sente o percepisce secondo la volontà dell’operatore: è lo spirito o il pensiero dell’operatore stesso esercitato in un altro corpo lasciato temporaneamente libero dallo spirito che l'occupava in precedenza.
Il pensiero è una sostanza come l’aria o come ogni altro elemento invisibile che la chimica ci fa conoscere. La sua forza ha numerosi e variati gradi.
Una mente potente equivale ad una volontà ferma. Alcune persone sono così deboli nel pensiero in confronto a quello dell’operatore esperto, che a questo non possono resistere. Altre che possiedono un pensiero più potente, possono sottomettersi volontariamente al suo controllo. Se resistete con il pensiero, nessuno potrà impadronirsi di voi e se vi accorgete che state per essere sopraffatti chiamate una potenza superiore in vostro aiuto.
Quando “andiamo a dormire”, lo spirito a causa della fatica giornaliera si è disperso lontano dal corpo; restandogli poca forza, il corpo cade nello stato di trance del sonno. Come l’operatore mesmerico fa uscire lo spirito dal corpo del soggetto, così il nostro spirito si ritira dal nostro corpo, stanco dei numerosi sforzi fatti durante il giorno.
Il nostro corpo non è il nostro vero Io. La forza che lo muove secondo la nostra volontà è lo spirito, che è un organismo invisibile totalmente distinto e separato dal corpo. Lo spirito (il vero Io) usa il corpo come il falegname usa il martello o qualunque altro strumento per fare un lavoro.
È lo spirito che di sera è stanco, esausto e non può più usare con vigore il corpo. Questo in realtà è forte come sempre, come il martello del falegname che ha la stessa forza anche quando il braccio del falegname è troppo debole per utilizzarlo.
Lo spirito di sera è debole perché le sue forze pensanti sono state mandate in molte direzioni diverse che non può più riunirle. Ogni pensiero è una di queste forze e una parte del nostro spirito. Ogni pensiero, espresso o no, è una cosa, una sostanza reale, anche se invisibile, come l’acqua o il metallo. Tutti i pensieri, anche quelli non espressi, sono qualcosa che va alla persona, alla cosa o alla località verso i quali sono diretti. Il nostro spirito, quindi, si è sparso in migliaia, forse anche in diecimila, direzioni diverse. Quando pensiamo, operiamo. Ogni pensiero rappresenta un’emissione di forza. Emettendo forza per sedici o diciotto ore, di sera non resta al corpo una quantità sufficiente. Il corpo cade quindi in uno stato di insensibilità che noi chiamiamo sonno. Durante questo stato lo spirito raccoglie le sue forze disperse, con i pensieri proiettati lontano e ritorna nel corpo con i suoi poteri così concentrati e in piena forza ne prende di nuovo possesso. È come se riuniti in un solo fiume molti piccoli ruscelli che scorrono in direzioni diverse acquistano la potenza che fa girare la ruota del mulino.
Se potessimo ricondurre immediatamente il nostro spirito al centro riunendo le sue forze disperse, ci ritorneremo freschi e forti in tanti minuti quante sono le ore che ci vogliono per riposarci. Questo segreto era conosciuto da Napoleone I e lo sostenne con poche ore di sonno nei momenti di crisi durante le sue campagne quando aveva bisogno di avere a sua disposizione il massimo delle energie. Questo è un potere che tutti noi possiamo acquisire con l'allenamento.
Innanzitutto bisogna mettere il corpo in uno stato di riposo più completo possibile, arrestando tutti i movimenti fisici involontari, come dondolare le membra, tambureggiare con le dita o con i piedi. Tutti questi movimenti involontari disperdono la forza e, peggio, trascinano inconsciamente a delle abitudini che sono difficili da eliminare. È necessario anche arrestare l'involontario lavorio della mente, il divagare dei pensieri in tutte le direzioni – persone, cose, piani e progetti – anche le inutili preoccupazioni per cose più o meno importanti deve cessare. La mente deve essere, per alcuni minuti, chiara e serena il più possibile. La forte concentrazione del pensiero sull’espressione “rientrare in sé stesso” oppure sull’immagine mentale del nostro spirito, che con i suoi sottili filamenti elettrici ha raggiunto le persone, i luoghi e le cose lontano da noi ed è richiamato indietro e concentrato in un fuoco, sarà di grande aiuto per ottenere un tale scopo.
Tutto ciò che noi immaginiamo è una realtà spirituale. Qualsiasi piano o progetto visto in modo chiaro con il pensiero si compone di sostanza pensante ed è tanto reale quanto il legno, la pietra, il ferro o qualunque altro materiale, nel quale questo piano o progetto possa in seguito incarnarsi e rendersi visibile agli occhi del corpo e ad ottenere risultati sul piano fisico.
Se, per esempio, un uomo pensa ad uccidere, egli emette realmente nell’aria un elemento di delitto. Egli emana da se stesso un piano per uccidere così reale come se fosse scritto sulla carta; il suo pensiero è assorbito da altri e così questo progetto di uccidere è assorbito da altre menti e le incita, se non al delitto, alla violenza. Se una persona pensa continuamente alla malattia, emanerà da sé l'elemento della malattia; se pensa alla salute, alla forza ed alla gioia, emanerà costruzioni di pensiero che determineranno in sé e negli altri, salute e forza. Un uomo emana nei suoi pensieri ciò di cui egli (il suo spirito) è principalmente fatto. “L’uomo è ciò che pensa”. Il nostro spirito è un fascio di pensieri; ciò che noi pensiamo di più, quello è il nostro spirito. Immaginiamo, quindi, di riunire tutti quei filamenti sparsi in molti luoghi e diverse cose. I pensieri che noi emaniamo in un solo minuto, non potrebbero essere trascritti in un’ora. Bisogna ricondurli verso un centro per avere richiamata e riconcentrata la nostra forza per poterla poi dirigere dove più ci piace. Quando gli occhi o lo spirito sono fissi su un semplice oggetto che non assorbe molte energie, per esempio un punto nel muro, il pensiero positivo o i filamenti sono concentrati in un unico centro. Il fissarsi su un oggetto qualunque allenta questi filamenti dal loro punto di unione più o meno distante. Prima di questo allentamento, lo spirito è simile ad una mano con le dita distese, nella seconda, quando il pensiero è concentrato, è simile a un pugno chiuso e serrato.
Quando il pensiero è diretto verso un punto qualsiasi, è emessa della forza. Tale forza si accresce quando esso è concentrato e lontano da ogni divagazione.
L’adepto indiano è in grado, dopo una certa pratica mentale, di mandare il suo spirito fuori dal corpo. Rimane ad esso collegato per mezzo di una sottile ed invisibile corrente di vita conosciuto nella Bibbia come “filo d’argento”. Quando questo filo si spezza, il corpo e lo spirito sono completamente separati, ed il corpo perisce. L'adepto si lascia seppellire vivo; del riso è seminato sulla sua tomba, dei suggelli sono stati messi sulla sua bara e la tomba è sorvegliata accuratamente. Rimane così per settimane e quando è dissotterrato, egli “ritorna alla vita”.
L’uomo reale non è mai stato sepolto perché soltanto il suo corpo, in uno stato di trance auto-indotto, era stato sepolto. Tra il corpo e lo spirito, forse distanti l'uno dall'altro diverse miglia, il sottile cordone spirituale ha sostenuto la vita del corpo o piuttosto ha trasmesso solo ciò che è necessario per impedire la decomposizione. Quando il corpo si dissotterra, lo spirito vi fa ritorno e ne riprende pieno possesso. L’adepto può fare con il suo corpo quello che l’operatore mesmerico ha con il paziente con la differenza che egli fa uscire il proprio spirito, mentre l’operatore fa uscire lo spirito del soggetto. L'adepto, prima di far uscire il suo spirito, svuota la sua mente così come fa l’operatore prima di scacciare lo spirito dal corpo del paziente inducendo la mente di quest’ultimo nello stesso stato. In altre parole, egli ferma le forze resistenti del pensiero della persona facendo convergere tutto il suo pensiero verso un centro.
Durante il sonno, lo spirito può abbandonare il corpo e vagare in altri luoghi e questo avviene frequentemente. Corpo e spirito sono uniti dal suddetto cordone fatto di un elemento molto sottile che può arrivare fino a distanze lontane. Questo è come un filo elettrico che si espande e si contrae collegando lo spirito con lo strumento con il quale esso opera, il corpo.
Questo potere che lo spirito ha di lasciare il corpo spiega il fenomeno di persone che sono state viste in due posti contemporaneamente e a grande distanza tra loro. È lo spirito visto da un occhio chiaroveggente; è il “doppio”, il doppel ganger dei tedeschi, il wraith degli scozzesi, il “corpo astrale” degli occultisti.
Lo spirito può anche essere molto lontano dal corpo appena prima del decesso del corpo. È solo la somministrazione debole della vita fatta grazie al cordone che li tiene uniti che provoca le cosiddette angosce volontarie della dissoluzione. Ma queste non sono così penose come sembrano e l’Io vero può anche non rendersi conto di quello che avviene sul letto di morte. Esso può recarsi presso una persona anche lontana dalla quale è molto attratto. In questo modo si spiega il mistero delle apparizioni viste da amici lontani di persone e della cui morte, avvenuta nel momento di tali apparizioni, sono venuti a conoscenza mesi dopo.
Talvolta avviene che delle persone durante alcuni periodi di malattia cadano in uno stato in cui lo spirito lascia il corpo, ma senza interrompere il legame con la vita. La catalessi in cui cade il corpo è scambiata per vera morte, e l’individuo è sotterrato vivo. Lo spirito è costretto ritornare nel suo corpo nella bara ed il cordone della vita si può rompere solo dopo questo ritorno.
Il nostro essere reale emana continuamente, con ogni pensiero, un sottile raggio o filamento che rappresenta la nostra vita, forza, vitalità e raggiunge l’oggetto, luogo o persona verso cui esso è diretto, sia alla distanza di un metro che di migliaia di chilometri dal corpo.
Il pensiero è la forza reale. Quando solleviamo un peso, dirigiamo il nostro pensiero verso il muscolo che effettua questa azione; più il carico è pesante e più vi concentriamo la forza pensante. Se, nel sollevare il peso una parte del nostro pensiero si rivolge verso un’altra direzione, se qualcuno ci rivolge la parola, se qualcosa ci spaventa o ci infastidisce, una parte della nostra forza o pensiero ci abbandona per andare verso l’oggetto che ha portato via una parte della nostra attenzione.
È la mente, il pensiero, lo spirito che fa agire il muscolo per sollevare il peso, proprio come usiamo una corda per tirare un carico. Non si può fare nessun lavoro senza intelligenza. L’intelligenza, il pensiero, la mente e lo spirito significano all’incirca la stessa cosa.
Non ha importanza se per comunicare la forza lo spirito concentrato sia vicino o lontano dal corpo. Nel momento in cui riunisce le forze (pensieri), siano essi lontani o vicini dal corpo, la sua potenza si afferma, e quando riprende possesso del corpo e lo sveglia, è in grado di usare il corpo nella pienezza delle sue forze.
Ma lo spirito può rimanere disperso per tutta la notte; può non essere in grado in qualunque momento di riunire le proprie forze. Può vivere così come fanno molti, con il pensiero sempre in anticipo rispetto all’atto che compie o che sta per compiere. Così mentre fa camminare il corpo manda la sua forza (il suo pensiero) nel luogo verso dove si sta affrettando o quando, mentre con il corpo scrive, pensa a qualche altra cosa. Quando lo spirito vagabonda in questo modo, manda delle forze in tutte le direzioni. Tale stato mentale, queste emissioni di pensieri, questo spreco inutile di forza diventa infine una tale abitudine inveterata che lo spirito può perdere tutto il potere che ha di riunire le sue forze. In questo stato, non raccoglie nessuna forza né durante il giorno e né durante la notte.
L’insonnia deriva dalla difficoltà dello spirito a concentrarsi e a riunire le sue forze. La pazzia viene dalla totale incapacità dello spirito di centralizzare i propri pensieri. La cura permanente per guarire l’insonnia deve iniziare durante il giorno. Bisogna innanzi tutto indurre il nostro spirito a dirigere il pensiero sull’atto che si sta compiendo. Per esempio, se ci stiamo legando le scarpe, allora pensiamo a quello che stiamo facendo e nient’altro. In tal modo ci si può concentrare e riunire le forze; se al contrario mentre ci leghiamo le scarpe pensiamo all’acquisto che dovremmo fare tra breve, perderemo inutilmente metà della nostra forza. In realtà stiamo cercando di fare due cose alla volta e non facciamo bene né una né l’altra disperdendo il nostro spirito su altrettante cose quante ne pensiamo. Così mentre ci allacciamo le scarpe, continueremo nell’abitudine di disperdere le nostre forze fino a che questa abitudine diventa involontaria. Noi aumentiamo sempre di più la difficoltà del nostro spirito di rientrare con forza nel suo corpo il mattino o di abbandonarlo la sera. Non si può avere un sonno salutare se lo spirito non si ritira dal corpo. L’insonnia significa semplicemente che il nostro spirito non può lasciare il corpo.
Se cadiamo nell’abitudine pericolosa di vagare con la mente, il nostro spirito divagherà nel momento di lasciare il corpo durante la notte tanto quanto lo fa nell’usarlo durante il giorno; oppure se stiamo in una disposizione litigiosa, lo spirito combatterà, si azzufferà, odierà tutta la notte e così ritorna nel corpo senza più forze da utilizzare perché tutto il combattere, anche solo con il pensiero, richiede l’impiego della forza.
È per questa ragione che è pericoloso e malsano lasciare che “il sole tramonti sulla nostra collera”, cioè avere in mente nel momento di chiudere gli occhi per dormire, il ricordo di persone aborrite ed essere impegnati a mandare loro pensieri di odio. Lo spirito, dopo aver lasciato il corpo, seguirà lo stesso sentimento. Odiare significa semplicemente spendere la forza per ridurre se stessi vale a dire il nostro spirito, in pezzi perché l’odio è una forza distruttiva. La benevolenza verso tutti invece è costruttiva: ci fa diventare sempre più forti ed attira a noi elementi salutari e costruttivi provenienti da tutti coloro con i quali noi entriamo in contatto. Se si potessero vedere gli elementi positivi che fluiscono da queste persone a noi, nella loro simpatia nei nostri confronti, questi elementi ci sembrerebbero come dei sottili ruscelli di vita che alimentano la nostra. Al contrario, se potessimo vedere gli elementi di odio che possiamo stimolare negli agli vedremo fluire verso di noi raggi scuri di una sostanza velenosa e pericolosa. Se mandiamo un pensiero di odio alla persona detestata, non si fa altro che aumentare la forza e la potenza di questo elemento, perché questi due elementi opposti e pericolosi si incontrano e si mescolano, agiscono e reagiscono su coloro che li hanno emessi, richiedendo continuamente rifornimenti di forza fresca per mantenere il combattimento, fino a che entrambi si esauriscono. L’interesse personale dovrebbe suggerire di non odiare nessuno. Questo sentimento indebolisce il corpo ed è causa di malattia. Nessun cinico, brontolone e nessun malinconico godono di buona salute, i loro pensieri acidi li avvelenano. Le malattie di cui soffrono si originano nella loro mente che è malata, e questo fa conseguentemente ammalare il corpo. Tutte le malattie nascono in questo modo. Bisogna guarire lo spirito, cambiare lo stato mentale, sostituire il modo di essere sgradevole verso gli altri con uno gradevole per mettersi sulla strada della guarigione della malattia. Quando lo spirito non genera pensieri di litigio, di odio, di tristezza, di scoraggiamento, né pensieri comunque spiacevoli, il corpo non si ammalerà.
Possiamo con successo opporre il nostro pensiero benevolo all’odio ed ai cattivi pensieri degli altri. La benevolenza quale elemento-pensiero è più potente del pensiero di odio e può stornarlo. Le “battute maligne”, anche solamente pensate, sono reali e colpiscono le persone contro le quali sono dirette e le fanno ammalare. Il precetto di Cristo: “Fate del bene a coloro che vi odiano,” è basato su questa legge. Questo significa che i pensieri sono cose reali e che il pensiero del bene può sempre avere il sopravvento su quello del male. Con il termine “potere” qui si intende il potere in senso letterale come quello della forza usata per sollevare un tavolo o una sedia. Il fatto che qualsiasi pensiero, emozione, sentimento di misericordia, pazienza, amore, ecc., è un elemento reale come ogni cosa tangibile è la pietra miliare della base scientifica della religione.
Quelli che noi chiamiamo sogni sono delle realtà. Lo spirito di notte esce dal corpo incontra persone e si reca in luoghi dove forse non è mai stato con il corpo. Al risveglio, ci si ricorda poco di ciò che si è visto, i ricordi sono confusi perché la memoria del corpo può tenere solo una piccola parte di quello che la memoria dello spirito afferra. Ci sono due memorie, una adatta alla vita del corpo, l’altra a quella dello spirito. Se fin dalla prima infanzia si avesse conoscenza della vita dello spirito e della sua potenza e se tutto ciò fosse riconosciuto come una realtà, la memoria dello spirito sarebbe allenata sufficientemente per ricordare la propria vita e richiamarla totalmente alla memoria nel momento del risveglio del corpo. Siccome ci è stato insegnato a considerare il nostro spirito come un mito, consideriamo un mito anche la sua memoria. Se dall’infanzia s’insegnasse ad una persona a mettere in dubbio l’evidenza dei suoi sensi, questi si affievolirebbero fino a scomparire. Se, ad esempio, ad un bambino piccolo si raccontasse deliberatamente per anni che non si possono vedere né cielo, né le case, né i campi, né degli oggetti familiari e non si permettesse a nessuno di rompere tale illusione, allora la vista di quel bambino come pure il suo giudizio, saranno seriamente danneggiati. Similmente, ci viene insegnato a negare tutti i sensi e i poteri del nostro spirito, cioè le nostre facoltà reali delle quali i sensi del corpo non sono che una debole controparte. In sostanza, ci si insegna che noi non siamo che dei corpi materiali; sarebbe come dire che il falegname non è altro che il martello che usa.
Se in un cosiddetto sogno vediamo una persona morta alcuni anni prima, vediamo semplicemente una persona il cui corpo, essendosi consumato, non potrebbe servirle più su questo piano di vita.
Estratto da Il Segreto per esprimere il meglio di te di Prentice Mulford

