Per conoscere i rapporti fra i diversi mondi bisogna tener conto del fatto che una forza destinata a svolgere un’azione conforme all’ordinamento universale in un certo mondo può rivolgersi contro questo ordinamento quando essa si esplichi in un mondo diverso.
Così è necessario alla natura dell’uomo che, nel suo corpo eterico, siano presenti le due forze contrastanti: la capacità di trasformarsi in altri esseri e il forte sentimento dell’io (o di sé).
Entrambe queste forze dell’anima non possono manifestarsi nell’esistenza sensibile senza essere attutite.
Nel mondo elementare esse sono presenti in modo da rendere possibile l’entità umana grazie al loro reciproco compenso, come il sonno e la veglia rendono possibile la vita umana nel mondo dei sensi.
Il rapporto fra due forze contrastanti come quelle non potrebbe mai consistere nell’annullamento dell’una da parte dell’altra: entrambi devono manifestarsi e compensarsi a vicenda.
Ma il sentimento dell’io e la facoltà di trasformarsi possono agire in quel modo, l’uno sull’altro, soltanto nel mondo elementare; nel mondo materiale può operare, in modo corrispondente all’ordinamento universale, solamente la risultante delle due forze, nel loro reciproco rapporto e concorso.
Se il grado di capacità di trasformazione che l’uomo deve avere nel suo corpo eterico operasse entro l’esistenza sensibile, egli si sentirebbe sul piano animico come qualcosa che non corrisponde a ciò che egli è, conforme al suo corpo fisico.
Nel mondo dei sensi, il corpo fisico conferisce all’uomo un’impronta fissa grazie alla quale si trova in questo mondo come un essere personale ben determinato.
Non è questo il modo in cui si trova posizionato col suo corpo eterico nel mondo elementare. In questo, per poter essere uomo nel pieno senso della parola, egli deve poter assumere le forme più diverse. Se ciò gli fosse impossibile, nel mondo elementare sarebbe condannato all’isolamento completo; non potrebbe conoscere nulla se non di se stesso, non si sentirebbe affine ad alcun essere, né ad alcun processo.
Ma, in quella sfera, ciò significherebbe che gli esseri e i processi caratteristici di essa per lui non esisterebbero. Se, d’altra parte, l’anima umana sviluppasse nel mondo dei sensi la capacità di trasformazione che le occorre nel mondo elementare, essa perderebbe la sua impronta personale.
In quelle condizioni un’anima vivrebbe in contraddizione con se stessa.
Per il mondo fisico la capacità di trasformarsi deve essere una forza latente nelle profondità dell’anima, una forza che conferisce all’anima la sua disposizione fondamentale ma che non si estrinseca nel mondo fisico.
La coscienza soprasensibile deve familiarizzare con la capacità di trasformazione; se non vi riuscisse, non potrebbe fare osservazioni nel mondo elementare. Così la coscienza soprasensibile si appropria di una facoltà che è chiamata ad applicare solo finché sa di trovarsi nel mondo elementare ma che deve reprimere appena ritorna nel mondo dei sensi. La coscienza soprasensibile deve sempre fare attenzione al confine tra i due mondi, non deve operare nel mondo dei sensi avvalendosi di facoltà adeguate a un mondo soprasensibile.
Se quando sa di trovarsi nel mondo dei sensi, l’anima permette alla capacità di trasformazione di continuare ad agire nel suo corpo eterico, la coscienza ordinaria si riempie di pensieri che non corrispondono ad alcun essere nel mondo dei sensi. L’anima rischia così di cadere in uno stato di confusione della sua vita di rappresentazione.
Il rispetto del confine fra i diversi mondi è una necessaria premessa alla giusta attività della coscienza soprasensibile. Chi vuole acquistare la coscienza soprasensibile deve badare che nessun fattore di disturbo, legato alle conoscenze sui mondi superiori, s’insinui nella sua coscienza normale.
Se s’impara a conoscere il “guardiano della soglia”, si viene a sapere come stanno le cose per l’anima nel mondo: quanto essa sia forte per eliminare dalla coscienza fisico-sensibile le forze e le facoltà dei mondi superiori che in questa non devono agire.
Se si penetra nel mondo soprasensibile senza l’autoconoscenza procurata dal “guardiano della soglia”, si può rimanere sopraffatti dalle esperienze di quel mondo. Esse possono entrare nella coscienza fisico-sensibile sotto forma di immagini illusorie e assumere il carattere di percezioni sensoriali: l’anima le percepisce come reali mentre non lo sono.
La chiaroveggenza correttamente sviluppata non confonderà mai le immagini del mondo elementare con la realtà. Le immagini del mondo elementare sono messe nella giusta connessione con la realtà alla quale corrispondono soltanto grazie alle facoltà di trasformazione dell’anima.
Neppure la seconda forza necessaria al corpo eterico, cioè il forte sentimento dell’io, deve intromettersi nella vita dell’anima entro il mondo dei sensi nel modo in cui opera nel mondo elementare. Se invece s’intromette nel mondo dei sensi, essa diventa fonte di tendenze immorali legate all’egoismo. A questo punto della sua osservazione del mondo, la scienza dello spirito trova l’origine del “male” presente nell’agire umano.
Affermare che il male può sussistere anche in assenza delle forze che lo generano, significherebbe disconoscere l’ordinamento universale. Se queste forze non esistessero, l’entità eterica dell’uomo non potrebbe svilupparsi nel mondo elementare.
Quelle forze sono assolutamente buone se operano solo nel mondo elementare. Generano il male in quanto non rimangono tranquille in fondo all’anima ma vengono trasferite nell’esperienza dell’anima entro il mondo dei sensi, trasformandosi in tal modo in impulsi egoistici.
Si oppongono allora alla capacità di amare, diventando così l’origini delle azioni immorali.
Se il forte sentimento dell’io passa dal corpo eterico a quello fisico, ne deriva non solo un’accentuazione dell’egoismo ma anche un indebolimento del corpo eterico.
La coscienza soprasensibile deve scoprire che, all’ingresso nel mondo soprasensibile, il necessario sentimento dell’io è tanto più debole quanto più forte è l’egoismo nell’esperienza entro il mondo dei sensi. L’egoismo non rafforza l’uomo nelle profondità della sua anima, ma al contrario lo indebolisce. Quando poi l’uomo attraversa la porta della morte, l’effetto dell’egoismo, sviluppato durante la vita tra la nascita e la morte, si manifesta nel fatto che l’anima si presenta debole di fronte alle esperienze del mondo soprasensibile.
Pagine 128, € 8.50

