Nel frontespizio della prima edizione questo libro è chiamato «Trattato
scritto ad uso di coloro che ignorano la sapienza orientale e che
desiderano riceverne l’influenza»; ma il libro stesso si apre con la
dichiarazione: «Queste sono regole scritte per tutti i discepoli».
Delle due, questa seconda dedica è certamente la più esatta, come apparirà evidente dalla storia del libro stesso.
Nella sua forma attuale questo piccolo libro fu dettato dal Maestro
Hilarion per mezzo della medianità di M. C., signora ben nota nei
circoli teosofici, e che fu in un primo tempo coeditrice del “Lucifer”
con M.me Blavatsky. Il Maestro Hilarion l’aveva ricevuto dal suo
Maestro, quel Grande Essere che fra i teosofi è talvolta chiamato “il
Veneziano”; ma anche questi è solo autore di parte del libro, il quale
è passato per tre fasi, che ora tenteremo di descrivere per ordine.
Anche ora il libro è di piccola mole, ma nella prima forma in cui lo
vediamo è ancora più piccolo. Si tratta di un manoscritto di foglie di
palma, incalcolabilmente antico, tanto antico che prima del tempo di
Cristo gli uomini ne avevano già dimenticato la data e il nome
dell’autore, e ritenevano che la sua origine si perdesse nella lontana
preistoria. Il manoscritto consta di dieci foglie e su ciascuna foglia
sono scritte solo tre righe, poiché in un manoscritto di foglie di
palma i caratteri sono scritti in lungo e non in largo, come nelle
nostre pagine. Ogni riga è completa in sé, cioè consiste di un breve
aforisma. Per distinguerle, queste trenta linee sono stampate
nell’attuale edizione in carattere corsivo. La lingua in cui questi
aforismi sono scritti è una forma arcaica di sanscrito.
Il Maestro Veneziano tradusse questi aforismi dal sanscrito in greco
per uso dei suoi discepoli Alessandrini, uno dei quali era il Maestro
Hilarion nell’incarnazione in cui è conosciuto sotto il nome di
Giamblico. Oltre a tradurre tali aforismi, il Maestro vi aggiunse
alcune spiegazioni che è bene prendere insieme alle sentenze originali.
Per esempio, esaminando i primi tre aforismi, si vede subito che il
paragrafo segnato 4, che immediatamente li segue, è un commento di
essi; onde dovremmo leggere: «Uccidi l’ambizione, ma lavora come
lavorano quelli che sono ambiziosi».
«Uccidi il desiderio di vivere, ma rispetta la vita come quelli che la
desiderano». «Uccidi il desiderio del benessere, ma sii felice come
colui che vive per la felicità».
Tutte queste spiegazioni ed amplificazioni del Maestro Veneziano sono
stampate in carattere mezzano e, con gli aforismi originali, formano il
libro quale fu pubblicato nel 1889, poiché il Maestro Hilarion lo
tradusse dal greco in inglese e lo diede in quella forma. Quasi
immediatamente dopo che fu stampato, egli vi aggiunse di suo una
quantità di note preziose. Per quella prima edizione queste note furono
stampate su pagine a parte, per poterle aggiungere al principio o alla
fine de piccolo volume che era già stampato. Nella presente edizione
queste note sono ciascuna al suo posto, ma sono stampate in carattere
piccolo, ed ognuna è preceduta dalla parola «Nota».
In una delle successive edizioni inglesi apparvero poi capitoli
addizionali, sotto il titolo di «Commenti» e, da quanto mi consta, la
medium per mezzo della quale furono scritti li credette ispirati dal
Maestro Hilarion, come il resto del libro. Tuttavia questo non è
esatto, come chiunque si dia la pena di esaminare questi «Commenti» può
facilmente vedere. Certo si trovano in essi cose espresse molto bene e
molto poeticamente, ma molte delle asserzioni sono prive di ogni cura e
vi sono indubbi segni che l’autore appartiene ad una scuola
d’occultismo del tutto diversa da quella dei nostri Maestri.
Il breve e affascinante saggio sul Karma è dovuto anch’esso al Maestro Veneziano ed era incluso nella prima edizione del libro.
La Luce sul Sentiero fu il primo dei tre trattati che occupano una
posizione unica nella nostra letteratura teosofica, e che contengono le
istruzioni date da quelli che hanno percorso il Sentiero a quelli che
desiderano calcarlo. Mi ricordo che il defunto T. Subba Rao ci disse
che le istruzioni di questo libretto avevano diversi strati di
significato, che potevano applicarsi ripetutamente a diversi stadi.
Prima per gli aspiranti, quelli che calcano il sentiero probatorio.
Quindi cominciano di bel nuovo ad un livello più alto per colui che è
entrato sul Sentiero propriamente detto, attraverso la porta della
prima delle grandi Iniziazioni. E di nuovo dicesi che questi stessi
precetti possono esser presi come istruzioni, in un senso ancora più
alto, da colui che dopo aver raggiunto il livello di Adepto cerca di
conseguire stati ancora più sublimi, In tal modo questo trattato, per
l’uomo che può comprenderlo in tutto il suo significato mistico,
conduce più lontano di tutti gli altri.
Dopo questo, in ordine di tempo, venne La voce del silenzio trascritta
questa volta da M.me Blavatsky stessa, ma che consiste in realtà di tre
discorsi o sermoni del grande Maestro Aryasanga (il Maestro che noi
conosciamo ora sotto il nome di Djwall Kul) e scritti poi di memoria
dal suo discepolo Alcione. Questo libro contiene istruzioni che
conducono fino al livello dell’Arhat. Sotto molti aspetti è scritto da
un punto di vista completamente diverso da quello del Maestro Hilarion,
infatti lo studioso diligente troverà di grande interesse lo studio
delle somiglianze e delle differenze
tra questi due trattati.
Il terzo di questi libri che potrebbero chiamarsi «guide per il
Sentiero» ci è stato dato proprio ora dallo stesso Alcione che scrisse
per noi i sermoni di Aryasanga. Nel libretto Ai piedi del Maestro egli
ci ripete gli insegnamenti del Maestro Kuthumi, intesi a preparalo per
la prima delle grandi Iniziazioni.
Questo terzo libretto è quindi più limitato nei suoi scopi ma ha il
vantaggio di una chiarezza e di una semplicità straordinarie, poiché le
istruzioni che contiene dovevano essere comprese da un cervello fisico
ancora molto giovane.
Il manoscritto in sanscrito arcaico che forma la base della «Luce sul
Sentiero» fu tradotto anche in egiziano, e molte delle spiegazioni del
Maestro Veneziano hanno più il tono dell’insegnamento egizio che
dell’indiano. Egiziane o indiane che siano, rimane il fatto che la
nostra letteratura teosofica non conta gemma più preziosa, nessun libro
che valga meglio la pena di studiare accuratamente e profondamente. Ma,
com’è scritto nella prefazione di Ai piedi del Maestro a proposito
delle parole del Maestro: «Non basta dire che sono belle e vere, chi
vuol riuscire, deve fare esattamente quanto esse prescrivono. Un
affamato non si sazia guardando il cibo e dicendo che è buono; bisogna
che egli stenda la mano e mangi. Allo stesso modo non basta che tu
ascolti le parole del Maestro; tu devi mettere in pratica quanto Egli
dice, prestare orecchio a ciascuna parola, porre in atto ogni cenno. Un
cenno che non hai seguito, una parola lasciata sfuggire sono perduti
per sempre, poiché Egli non parla due volte».
Questi libri sono intesi ad affrettare l’evoluzione di quelli che sono
sul Sentiero, e presentano degli ideali che gli uomini del mondo non
sono generalmente disposti ad accettare. Un individuo sarà capace di
intendere realmente l’insegnamento solo in quanto lo VIVE. Se non lo
mette in pratica, il libro rimarrà suggellato per lui, ed egli lo
crederà inapplicabile e inutile. Ma qualsiasi sforzo sincero di VIVERLO
getta subito luce su di esso, e solo in tal modo questa perla di valore
inestimabile può essere apprezzata.
C.W. Leadbeater
Pagine 128, € 8.50

