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Approfondimento: La Verità

Tratto da Così parlò Krishnamurti
Fonte: Redazione
03/03/2008

La verità

 

A meno di ricevere la verità nelle forme e nel linguaggio a cui siamo abituati, noi siamo inclini a respingerla e a disprezzarla. Se una verità ci appare attraverso una speciale finestra che abbiamo conservata tersa (forse per molte vite), se appare attraverso quella sola finestra che abbiamo trascurata, rifiutiamo di accettare quella verità; perché non siamo stati abituati a quella forma di verità; la nostra mente e le nostre emozioni non sono accordate ad essa, e la respingiamo senza riflettere, senza darvi la dovuta attenzione, la dovuta considerazione che essa richiede.
Quali che siano i nostri modi di pensare, siamo ancora propensi ad accettare la verità solo se ci viene presentata nel gergo, nella forma alla quale siamo abituati. Se apparteniamo ad una religione particolare, la verità deve apparire nel linguaggio di quella religione, all’Indù deve apparire attraverso i Veda, attraverso il Sanscrito, attraverso le forme particolari che gli furono insegnate. È la stessa cosa per il Cristiano e la stessa cosa per il Buddista. La loro mente è diventata stretta, le loro emozioni limitate e, quindi, respingono la verità in qualunque forma nuova si presenti.
La verità appare sempre in forme diverse da quelle a cui siamo abituati, ed è in ciò che sta la sua grandezza e la sua tragedia; la grandezza, perché essa giunge inaspettata, e la tragedia, perché gli uomini che stanno cercando la verità non guardano mai nella direzione dove si può sempre trovarla. E quelli di noi che stanno cercando questa verità devono, prima di tutto, ripulire la loro mente e il loro cuore da tutti questi pensieri, linguaggi e filosofie ristretti e settari.
Non dobbiamo adattare la verità al nostro modo particolare di pensiero; se facciamo così essa sarà distorta, sarà alterata. Perciò è così difficile per me espone il mio pensiero senza seguirne l’effetto sulla mente delle persone, secondo ciò che appare sul loro volto. Qualche pensiero sarà ricevuto per il suo valore intrinseco, perché la mente della gente è chiara su quel particolare soggetto e il loro cuore l’accoglie con entusiasmo. Ma coloro che sono abituati a ricevere la verità solo attraverso un determinato canale, una determinata forma, uno stampo determinato, la respingeranno sotto qualsiasi altra forma e scuoteranno la testa come se non comprendessero. Vuoi dire che la verità – sia essa mia o di un altro – non è ricevuta, non può avere accesso naturale in tale mente e in tale cuore. E perciò, se potessi, vorrei inventare un nuovo linguaggio, con cui poter sfuggire a tutte le parole familiari, a tutta la fraseologia di cui siamo stati nutriti, a tutti i simboli, tutta la letteratura, i libri sacri, le pitture e le devozioni, così da poter venire freschi ad assorbire la verità, tersi e puri quali eravamo ai principio stesso delle cose, o quali saremo alla fine di tutte le cose.


L’uomo ha solo un fine. Tutte le cose, viventi e non viventi, gli animali, il barbaro e il civilizzato, l’artista, il poeta, il mistico, l’occultista, e colui che conosce i dolori e i piaceri, l’uomo che è superuomo, gli Dei e i popoli, hanno un solo punto di mira, un solo scopo: la liberazione. La liberazione è al di sopra di tutte le religioni, di tutti i pensieri, di tutte le fasi, di tutti i sistemi, di tutti i sentimenti; di tutte le azioni e di tutte le esperienze. E una volta che avete stabilito questa meta, che è per ciascuno di noi la sola realtà, perché è oltre i sogni di tutti gli uomini e oltre i sogni di tutti gli Dei, allora dovete plasmare la vostra vita, i vostri pensieri e i vostri sentimenti così da poter entrare in quel mare di liberazione. Per realizzare che questo mare della liberazione esiste, dobbiamo passare, come l’uomo ignorante, attraverso molte esperienze – attraverso le sette, attraverso tutte le strette forme della religione, attraverso società, attraverso le superstizioni – dobbiamo passare attraverso queste cose per raccogliere esperienza da tutte, onde poter sapere, per nostra propria conoscenza che il fine, per ciascuno di noi, è la liberazione.


Dall’antichità dei tempi, il mio scopo incosciente, e ora cosciente, è stato quello di raggiungere la liberazione ed ho sentito, da molti mesi, che ho spezzato tutte le barriere e che sono ora libero di andare dove voglio, mentalmente ed emozionalmente – forse non fisicamente, ma questa è l’ultima cosa di cui preoccuparsi, il fisico è il meno importante. È una liberazione per cui ho lavorato durante molte vite, per cui ho lottato tutta questa vita e specialmente durante questi ultimi sei mesi. Volevo essere libero – dai miei stessi amici, dai miei libri, dai miei sistemi di pensiero, dalle mie stesse filosofie; e credo – non solo credo, ma so – di esser libero; e poiché ho ottenuto la libertà, devo indicare la strada, la strada che conduce a questa liberazione, a questa libertà. E sta a ciascuno di voi, chiunque siate – mistici, cerimonialisti, poeti, pittori, musicisti –, sta a voi di camminare verso quel fine, di acquistare esperienza dai vostri propri temperamenti, dalle vostre proprie tendenze ed inclinazioni e di arrivare così a quella meta particolare, che è per tutti e che è il fine per tutte le cose.
Sarebbe opportuno, se vi è possibile, di stabilire fin dal principio, nella vostra mente e nel vostro cuore, quale sia la cosa che ciascuno di voi desidera; perché la comprensione nasce dal desiderio di raggiungere quella cosa che si brama seriamente. La comprensione viene, tanto intellettualmente quanto emozionalmente, se il desiderio per un oggetto è abbastanza forte, se la vostra brama è abbastanza acuta, e perciò la prima cosa che dovete fare è di stabilire quel desiderio, il quale agirà come l’ago della bussola per guidarvi attraverso il vostro speciale peregrinaggio, su quel sentiero che conduce alla liberazione. E la seconda cosa essenziale è di scoprire, di stabilire, se si tratta del vostro proprio desiderio o del mio desiderio. Molte persone, con la loro intensa devozione, diventano come uccelli in una gabbia. Sono prese dalla loro devozione e così sono tenute, sempre dipendenti dalla persona alla quale la loro devozione è diretta. Perciò, indipendenti dalla individualità della persona, indipendenti dalla vostra devozione a quella persona, dovete stabilire da voi stessi questo desiderio, il quale deve nascere naturalmente dalla vostra esperienza individuale.
Ciò che sto dicendo ora, ciò che dirò durante le poche settimane prossime, è il risultato della mia esperienza, che è l’esperienza di tutti; perché so che in vite passate sono stato sposato, sono stato cerimonialista, sono stato un pellegrino, sono stato perduto, sono stato carico di dolori, e ogni cosa a turno.
Ho filato la ruota della vita, e da questo filare ho tessuto il mio desiderio, la mia brama per la liberazione; ma è di mia creazione, è il mio proprio desiderio, perciò nulla al mondo può distruggerlo. Allo stesso modo, quelli fra voi che desiderano diventare discepoli o seguaci o amanti di questa liberazione, devono stabilire dalla propria esperienza, questo desiderio che sarà il loro punto di guida. Questo desiderio non deve dipendere da me, dalla mia autorità, dalla mia individualità, perché, se domani io me ne vado, voi sarete perduti. Dovete essere liberi non a causa di me, ma mio malgrado.
Forse potrò aiutare alcuni di voi a raggiungere la liberazione; posso darvi il mio amore, il mio desiderio ardente, ma entro di voi dev’essere un continuo battere d’ali per fuggire all’aria libera. Dev’essere il vostro desiderio, la vostra esperienza, il fiore della vostra sofferenza, del vostro dolore e della vostra pena che vi devono guidare. E quella sofferenza, quella pena e quel dolore sono tanto miei quanto di tutti. Ciò che io dico, ciò che io canto, è la vostra propria esperienza data attraverso le mie labbra, e questa è la sola verità che ha valore. La polvere dell’esperienza che ho raccolta, che mi ha liberato, con la quale ho costruito la montagna su cui vivo, è la stessa vostra esperienza. Ho avuto le stesse brame, gli stessi ardori di voi, e c’è solo un fine per tutti, perché il mio fine è il vostro fine, la mia meta la vostra meta, il mio raggiungimento, la mia felicità, la mia liberazione è il vostro raggiungimento, la vostra felicità la vostra liberazione. Per la maggior parte, voi qui presenti, siete propensi a dipendere da me per la vostra liberazione, e ad usarmi per battere altri. Se fate questo, avrete mancato di comprendere la ragione per cui sono venuto, non intendendo ciò che desidero portare davanti a voi. Potrete creare molti templi, quando sarò morto, ma non creerete mai questi templi finché io vivo. Succede sempre che, al momento in cui la verità decade od è in procinto di decadere, gli uomini comincino a costruire delle mura intorno ad essa, ma io sono in vita e nessuno costruirà un tempio intorno a me. Al momento in cui costruite un tempio, limitate quella liberazione che è intesa per tutti.
Desidero, perciò, che non siate ipnotizzati da qualsiasi cosa io dica, perché, se cadete addormentati dalle mie parole o dal mio pensiero, dai miei desideri, dalle mie brame, sarete altrettanto in prigione, o anche più, di quanto lo eravate prima di venire in questo luogo.


Vi è una sola legge per tutti, ed è il raggiungimento della liberazione. Sia che, come in India, gli uomini adorino gli idoli in santuari oscuri, in vecchi templi meravigliosi, o compiano cerimonie, come in tutto il mondo, in magnifiche vesti con incenso e tintinnii di campane, o siano mistici che desiderano di conseguire, di venire a contatto con lo Spirito Eterno che aleggia sopra il mondo, vi è una legge sola per tutti. Poiché ciascuno cerca di sfuggire a queste cose che legano, cerca di uscire da queste strette rotaie in cui è prigioniero, in cui è preso, in cui sta dibattendosi come un uccellino, per poter uscire all’aria pura e raggiungere la sua meta. Se non avete questo desiderio della liberazione per la sua stessa bellezza, per la sua gloria intrinseca, sarete come la nave perduta sul mare senza gli strumenti che la guidano; sarete in balìa di ogni vento, di ogni onda che passa, e trascinati a tutti i porti ove non volete andare.
Ma, dal momento in cui avrete stabilito questo desiderio, quest’amore ardente per la liberazione, allora avrete scoperto il porto nel mare della vita. E dal momento in cui avrete scoperto quel porto, comincerete a comprendere che dovete rinunciare alle cose stesse che tenevate care, agli stessi Dei che vi hanno aiutato, perché la liberazione è al di là degli Dei, al di sopra della perfezione dell’umanità. Una volta entrati in quel porto della liberazione, diventate i veri devoti, gli amanti del mondo, perché il mondo cerca questa liberazione e voi l’avete trovata.
Voi desiderate guidare tutte quelle navi, che sono perdute in mare, a quel porto di solitudine dove c’è ristoro, dove non c’è abbandono, e così diventate eventualmente i veri discepoli, gli amanti, che escono nel mondo per aiutare gli uomini a comprendere la liberazione, a raggiungere la liberazione,
Per quella sola ragione, per aiutarvi, per svegliare in voi questo desiderio, io sono qui; per questa sola ragione, perché ho veramente questo amore capace di darvi ispirazione, così che in voi nasca il desiderio di raggiungere questo porto di liberazione, io sono qui; e fino a che non avrete raggiunta questa liberazione sarete come degli animali impigliati in una rete. Qualsiasi cosa facciate, qualunque siano le vostre azioni, le vostre idee, le vostre cerimonie, esse agiranno come una rete per legarvi sempre più, per rendervi schiavi; ed è per questo che io sono qui, per tagliare questa rete avviluppante che vi sta intorno, onde possiate essere liberi; e, durante questo mese, vi pregherei di tenervi uno specchio sempre davanti in modo che rifletta i vostri pensieri e i vostri sentimenti e possiate vedere se essi coincidono, se si accordano con i vostri sogni, con i vostri ideali, con i vostri desideri; e qualsiasi cosa non coincida, qualsiasi cosa non sia desiderabile, dovrebbe esser messa in disparte, perché il vostro unico desiderio dovrebbe essere la libertà, libertà da ogni cosa, dai Maestri stessi, dagli Dei stessi, da ogni vita e da ogni morte.

 

Domande a Krishnamurti

 

Domanda: Per un mistico pratico, quale sarebbe il modo più efficace per aiutare altri a giungere alla Liberazione?

 

Krishnaji: Credo che il miglior modo per aiutare altri a giungere alla Liberazione sia di giungervi voi stessi. Se non vi siete arrivati e ne parlate vagamente, gli altri faranno presto ad accorgersene. Non appena siete liberati, o state lottando per la Liberazione, diventate un canale; questa parola però mi dispiace, perché implica che agite per qualcun altro e che questo qualcun altro ha un dominio sopra di voi, il che personalmente non mi piace.

 

Domanda: Quali sono le qualità che ritenete più necessarie per coloro che vorrebbero essere vostri discepoli?

 

Krishnaji: È tutto relativo supponete di andare da un pittore e di domandargli quali sono le quali necessarie per diventar pittore: gli sarebbe molto difficile rispondervi. Allo stesso modo sarebbe difficile per un musicista un compositore uno scrittore se voi diceste loro: “Sentite, io desidero diventare come voi”. Ognuno di essi potrebbe soltanto insegnar la tecnica, nessuno potrà darvi le qualità di un grande artista.

 

Domanda: Alcuni di quelli che in questa vita raggiungono la Liberazione possono aver formato dei legami che devono essere esauriti; ma per i giovani che ancora non hanno formato tali legami, credete sarebbe meglio non formarli o formarli in modo nuovo?

 

Krishnaji: Io ho sempre desiderato giungere alla Liberazione, ho sempre desiderato avvicinarmi al Budda, così che non vi fossero più barriere fra Lui e me. Non ho mai permesso che nulla Ostacolasse il mio desiderio, ho messo da parte tutti gli alt desideri, ho detto: voglio arrivare ad un dato stadio il più presto possibile e tutto ciò che può costituire un inciampo deve essere messo da parte, deve essere sormontato Non mi sono mai creato dei doveri che avrebbero potuto frapporsi fra me e la mia meta, e l’ho raggiunta. Ma non pensate che io intenda dire che voi dovete proibirvi di sposarvi o di diventar pittori, se tale è il vostro desiderio.

 

Domanda: Non è vero che l’azione compiuta quale dovere, senza attaccamento personale, non produce Karma?

 

Krishnaji: Sì, lo credo.

 

Domanda: Nel “Regno della Felicità” avete detto che il grado di evoluzione dell’individuo non ha importanza: questo significa che a qualsiasi grado di evoluzione si può giungere alla Liberazione?

 

Krishnaji: Ne sono sicuro. Prendete un Sudra (che appartiene alla classe più bassa): se il suo desiderio di giungere alla Liberazione è così ardente, così intenso da fargli abbandonare tutto il resto, egli vi giungerà.

 

Domanda: Con la parola Liberazione intendete soltanto un grado, uno stadio di Liberazione? E l’unione con la Divinità manifesta o con l’As soluto?

 

Krishnaji: Per me Liberazione significa la distruzione dell’io separa to, perché è l’io separato, così dominante in ognuno di noi, che crea Karma e che lega. Quando avrete distrutto quest’io sarete liberati, e poco vi importerà di appartenere al Manifesto od all’Immanifesto, a questa od a quell’altra cosa, a questo od a quello stadio, poiché tali espressioni sono soltanto termini tecnici.

dovete proibirvi di sposarvi o di diventar pittori, se tale è il vostro desiderio.

 

Copertina libro: Così parlò Krishnamurti

Jiddu Krishnamurti

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