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Approfondimento: Occultismo

un termine spesso malinteso
Fonte: Redazione
08/08/2008
Occultismo

Il termine occultismo è stato quasi sempre mal compreso. Alla mente popolare sembra quasi sinonimo di magia e generalmente si crede che i suoi cultori siano tutti dediti alla magia nera, indossino una veste scarlatta coperta di segni cabalistici e siedano fra strani strumenti, con un gatto nero per compagno, a comporre filtri malefici mediante l’aiuto di invocazioni sataniche.


Anche tra le persone colte, superiori a queste superstizioni, persiste tuttavia un concetto errato al riguardo. Eppure, l’etimologia stessa della parola, dal latino occultus, dovrebbe far comprendere a tali persone che l’occultismo è la scienza di ciò che è nascosto; invece, troppo spesso lo considerano con disprezzo, ritenendolo assurdo e non pratico, associandolo nella propria mente coi sogni e la buona ventura, l’isterismo e la negromanzia, la ricerca dell’elisir di lunga vita e
della pietra filosofale.

I dilettanti d’occultismo, d’altra parte, parlano sempre come se il lato occulto delle cose fosse nascosto intenzionalmente e come se la conoscenza, che di diritto dovrebbe essere appannaggio di tutti gli uomini, fosse di proposito celata dal capriccio o dall’egoismo di alcuni individui. Invece, la verità è che nessuna cosa è, o può essere, nascosta ai nostri occhi, se non dalle nostre limitazioni, e che ogni uomo a misura che evolve vede il mondo sempre più vasto, perché è capace di scorgerne in maggior copia la bellezza e la gloria.


A ribattere queste asserzioni si potrebbe addurre il fatto ben noto che a ognuna delle grandi iniziazioni, che segnano il progresso sul sentiero dell’evoluzione superiore, è impartita al neofita una serie ben definita di nozioni nuove. Questo è perfettamente vero; ma la nuova conoscenza può esser data al neofita
solo perché egli si è sviluppato fino al punto di poterne afferrare il significato.

La conoscenza non è tenuta volontariamente celata all’umanità ordinaria, più di quanto la conoscenza della geometria analitica sia tenuta celata a un fanciullo
che non ha ancora imparato la tavola pitagorica
. Quando quel fanciullo avrà raggiunto lo sviluppo necessario per comprendere le equazioni di secondo grado,
il maestro sarà pronto a spiegargliene le regole.

Similmente, quando un uomo ha acquistato i requisiti necessari per ricevere la conoscenza che viene impartita a una certa iniziazione, egli è subito iniziato. Ma l’unico modo per conseguire la capacità di assimilare la conoscenza superiore, è quello di cercar di comprendere le nostre condizioni attuali e di ordinare la nostra vita intelligentemente in accordo con i fatti constatati.


L’occultismo è dunque lo studio del lato nascosto della natura, o meglio è lo studio di tutta la natura, anziché solo di quella piccola parte di essa investigata dalla scienza moderna.

Al nostro attuale stadio di sviluppo la parte della natura ignota alla maggior parte degli uomini è sproporzionatamente più grande di quella nota, poiché gli uomini non hanno sviluppato che una piccola parte delle loro facoltà. L’uomo ordinario basa quindi la sua filosofia (se ne ha una) su dati assolutamente insufficienti; le sue azioni si modellano su per giù in accordo con le pochissime leggi della natura che conosce e, per conseguenza, tanto la sua teoria della vita che la sua pratica giornaliera sono lungi dall’essere accurate. L’occultista ha un concetto molto più vasto della natura; egli prende in considerazione quelle forze dei piani superiori la cui azione è celata agli occhi del materialista, e così modella la propria vita in conformità all’intero codice delle leggi naturali, invece che a un piccolo frammento di esso. L’uomo che non sa nulla di occultismo difficilmente si rende conto della grandezza e gravità delle limitazioni che ha in ogni senso; il solo modo di simboleggiarle e d’immaginare una forma di coscienza ancor più limitata della nostra è vedere in qual modo l’uomo differirebbe da questa.

Supponiamo che sia possibile l’esistenza di una coscienza capace di percepire soltanto la materia solida, mentre gli altri stati, liquido e gassoso, siano per essa inesistenti, così come le forme eteriche, astrali e mentali sono inesistenti per l’uomo ordinario. Evidentemente, una coscienza simile non potrebbe avere un concetto adeguato del mondo nel quale viviamo. Essa troverebbe che la materia solida – la sola che può percepire – subisce di continuo degli straordinari mutamenti, riguardo ai quali non le sarebbe possibile formulare alcuna teoria razionale. Per esempio, ogni qualvolta ha luogo un acquazzone la materia solida della terra subirebbe un cambiamento; in molti casi diverrebbe più molle e più pesante: ma la ragione di questo mutamento sarebbe a fortiori incomprensibile per tale ipotetica coscienza. Il vento potrebbe sollevare nuvole di polvere e trasportarle da un luogo a un altro; ma tale movimento della materia solida rimarrebbe completamente inspiegato per un essere privo del concetto dell’esistenza dell’aria ecc. Senza dilungarci in altri esempi, si scorge chiaramente quanto colossale sarebbe l’insufficienza del concetto che si formerebbe del mondo una coscienza limitata alla sola materia solida.

Tuttavia, non ci rendiamo conto con uguale facilità del fatto che la nostra coscienza è tanto al disotto di quella dell’uomo che ha sviluppato le sue facoltà, quanto questa coscienza ipotetica è al di sotto di quella che attualmente possediamo.


Agli studiosi di teosofia è noto, teoricamente almeno, che esiste un lato nascosto di ogni cosa, o per essere più esatti un lato non visto, e sanno altresì che nella maggior parte dei casi questo lato non visto ha una importanza molto superiore a quella di ciò che è visibile all’occhio fisico.
Esprimiamo la stessa idea da un altro punto di vista: i sensi mediante i quali otteniamo tutte le cognizioni che abbiamo degli oggetti esterni, sono ancora imperfettamente sviluppati, e perciò le impressioni che essi ci trasmettono sono parziali. Per esempio, ciò che vediamo intorno a noi nel mondo non è certo tutto
quello che c’è da vedere, e chi volesse darsi la pena di coltivare i propri sensi troverebbe che quanto più riuscisse a farlo tanto più piena e ricca diverrebbe la
vita per lui.

Chi ama la natura, l’arte, la musica può trovarvi un vasto campo di inesprimibile diletto e di gioie intense, sol che si dia la pena di sviluppare i necessari requisiti; e soprattutto vi è la possibilità, per chi ama i propri simili, di meglio comprenderli e di conseguenza di essere loro molto più utile.


Al presente siamo solo a metà della scala dell’evoluzione, quindi i nostri sensi non sono sviluppati che a metà.

Ma è possibile salire la scala più presto; è possibile, mediante arduo lavoro, rendere i nostri sensi quali saranno i sensi di tutti gli uomini nel lontano futuro. L’uomo che è riuscito a far questo è sovente chiamato veggente o chiaroveggente.


Chiaroveggente è una bella parola; significa “uno che vede chiaro”, ma è stata oltremodo degradata e male applicata, per cui la gente l’associa con ogni sorta di inganni e d’imposture, con le zingare che per pochi soldi dicono alla servetta il colore dei capelli del gran signore che la sposerà, o con certi stabilimenti in Bond
Street
a Londra ove per una ghinea si rivela il futuro agli aristocratici clienti.


Ciò è anormale e antiscientifico; in molti casi si tratta anzi di ciarlataneria e di truffa. Non diciamo che sia sempre così, poiché fino a un certo punto è possibile antivedere il futuro. Questo si può fare, ed è stato fatto molte volte; alcuni di questi mestieranti delle arti occulte senza dubbio hanno qualche volta dei barlumi
della visione superiore, benché non li possano sempre ottenere a volontà.

Ma alla base di tutta questa incertezza vi è un substrato di fatto che si può indagare razionalmente e studiare con metodi scientifici. Asserisco questo dopo molti anni di studio e di esperimenti; io dico che è possibile per l’uomo sviluppare i suoi sensi in modo da poter vedere molta più parte del meraviglioso mondo in cui viviamo, parte la cui esistenza non è nemmeno sospettata dall’uomo ordinario, che vive soddisfatto in mezzo all’oscurità completa e la chiama luce.

Duemilacinquecento anni fa il più grande dei Maestri Indiani, Gautama il Buddha, disse ai suoi discepoli:

«Non vi lamentate, non piangete, non pregate, ma aprite gli occhi e vedete. La verità è tutta intorno a voi, sol che vogliate togliervi la benda dagli occhi e guardare; ed essa è meravigliosa, stupenda, superiore a qualsiasi cosa che gli uomini abbiano mai sognato o desiderato, e dura in eterno».

Con queste parole il Buddha intendeva significare molto più di quanto ho detto sopra; ma anche lo sviluppo dei sensi è un passo avanti sulla via che conduce
alla gloriosa meta della perfetta comprensione
. Se tale sviluppo non ci mette ancora in possesso di tutta la verità, ci permette almeno di vederne buona parte;
ci libera da una quantità di malintesi comuni e chiarisce per noi molti punti che per quelli non istruiti in questa scienza sono misteri e problemi insolubili.


Ci mostra che tutte queste cose erano problemi e misteri per noi, solo perché vedevamo così piccola parte dei fatti, perché guardavamo le cose dal basso, considerandole come frammenti isolati e sconnessi, invece di innalzarsi al di sopra di esse, a un punto di vista donde appaiono comprensibili come parti di un immenso tutto.

Decide in un momento molte questioni controverse, come per esempio quella della sopravvivenza dell’uomo dopo la morte; ci spiega molte
delle strane cose che la Chiesa ci dice; dissipa l’ignoranza e il timore dell’ignoto fornendoci uno schema ordinato e razionale.
Oltre a tutto questo, ci apre anche un nuovo mondo per quanto concerne la nostra vita quotidiana – un mondo nuovo che pure è parte dell’antico. Ci mostra che, come ho detto al principio, vi è un lato nascosto di tutte le cose, e che anche le nostre azioni più comuni spesso producono risultati di cui, senza questo studio, avremmo sempre ignorato l’esistenza. Ci dà anche la spiegazione di ciò che comunemente chiamasi telepatia, poiché vediamo che appunto come vi sono vibrazioni di calore, di luce o di elettricità, così vi sono vibrazioni prodotte dal pensiero, quantunque, agendo queste in materia più tenue, non siano percettibili ai nostri sensi fisici. Studiando queste vibrazioni vediamo come agisce il pensiero e impariamo che esso è uno straordinario potere tanto per il bene che per il male (potere che, fino a un certo punto, noi tutti inconsciamente adoperiamo), e che possiamo usarlo con efficacia centuplicata se comprendiamo il modo in cui agisce.

Ulteriori investigazioni ci rivelano il modo in cui si formano quelle che chiamiamo le “forme-pensiero” e ci indicano come queste possono essere utilmente adoperate, in molti modi diversi, tanto a favore di noi stessi che degli altri. L’occultista studia accuratamente tutti questi effetti invisibili, e di conseguenza conosce meglio degli altri uomini il risultato di quanto egli fa. Ha molte più cognizioni riguardo alla vita che non ne abbiano gli altri e, adoperando il suo buon senso, mette la propria vita in accordo con le cognizioni che possiede.

 

Sotto molti aspetti la nostra vita è ben differente da quella dei nostri antenati del Medio Evo, perché sappiamo più di loro. Abbiamo scoperto, per esempio, certe leggi d’igiene, e chi è saggio vive secondo questa conoscenza, per cui la durata media della vita è certamente più lunga ora che nel Medio Evo. Ma vi sono tuttora alcune persone stolte o ignoranti, che o non conoscono le leggi dell’igiene, o non si curano di osservarle; esse non pongono fede nelle nuove idee e credono che i germi d’infezione non abbiano importanza perché non li vedono.
Queste persone sono le prime a soffrire quando arriva un’epidemia o quando il paese attraversa tempi difficili, e soffrono unicamente perché sono rimaste indietro
nel progresso dei tempi. Disgraziatamente la loro negligenza non dà danno soltanto a loro, e le condizioni prodotte dalla loro ignoranza o trascuratezza portano spesso l’infezione in un paese che altrimenti ne sarebbe stato immune.

Nel campo di studi di cui ci occupiamo si verifica precisamente la stessa cosa, sebbene a un altro livello. Il microscopio rivela i germi delle malattie; l’uomo intelligente approfitta della scoperta e vi conforma la propria vita, mentre l’uomo non intelligente non vi presta alcuna attenzione e seguita come prima. La chiaroveggenza rivela la forza del pensiero e molti altri poteri la cui esistenza non era nemmeno sospettata; di nuovo l’uomo intelligente approfitta di questa scoperta e vi conforma la propria vita; di nuovo, altresì, l’uomo non intelligente non fa alcuna attenzione alle nuove scoperte, crede che ciò che non può vedere
non abbia importanza e continua a soffrire inutilmente, perché è rimasto indietro e non è all’altezza del suo tempo.


Non solo egli soffre spesso dolore, ma perde altresì gran parte del piacere della vita. La pittura, la musica, la poesia, la letteratura, le cerimonie religiose, le bellezze della natura hanno tutte un lato nascosto – una pienezza, una perfezione, oltre la parte puramente fisica; e l’uomo che può vedere o sentire questo lato ha al suo comando una dovizia di gioie che oltrepassano la comprensione dell’uomo il quale attraversa la vita con le percezioni oscurate.

La possibilità di queste percezioni esiste in ogni essere umano, benché nella maggior parte non siano ancora sviluppate. Per svilupparle occorre generalmente molto tempo e arduo lavoro, ma ne val bene la pena. Nessuno però si accinga a compiere tale sforzo se i suoi motivi non sono assolutamente puri e altruistici, poiché chi cerca le facoltà più alte per qualsiasi scopo che non sia dei più elevati, si attira sul capo una maledizione invece di una benedizione.


Gli uomini di affari, che non hanno tempo da dedicare allo sforzo necessario per evolvere i loro poteri latenti, non sono perciò esclusi dal partecipare ad alcuni almeno dei benefizi che derivano dallo studio occulto, appunto come l’uomo che non possiede un microscopio non è per questo fatto escluso dai vantaggi di una vita igienica. Quest’uomo non ha veduto i germi patologici, ma dalla testimonianza degli scienziati sa che esistono e sa anche come proteggersi da essi.

Allo stesso modo l’uomo che non ha ancora nemmeno il principio della vista chiaroveggente può tuttavia studiare gli scritti di quelli che l’hanno acquistata, e così approfittare dei risultati del loro lavoro. È vero che egli non può ancora vedere tutta la gloria e tutta la bellezza che l’imperfezione dei nostri sensi ci nasconde; ma può tuttavia imparare a evitare il male invisibile e a mettere in moto le forze invisibili del bene. Così, lungo tempo prima di vedere queste forze egli può provarne
a se stesso l’esistenza, appunto come l’uomo che conduce un’automobile elettrica prova a se stesso l’esistenza dell’elettricità, benché non l’abbia mai veduta né sappia che cosa essa sia realmente.


Dobbiamo cercare di comprendere quanto più è possibile il mondo in cui viviamo; non dobbiamo restare indietro nel cammino dell’evoluzione e diventare anacronismi per mancanza di interesse in queste nuove scoperte, che dopo tutto non sono altro che una nuova presentazione della sapienza più arcaica che esista. “Sapere è potere” in questo caso come in ogni altro, e come sempre, per ottenere i migliori risultati conviene siano presenti i tre elementi della gloriosa trinità di potenza, sapienza e amore.


Tuttavia, vi è una differenza tra la cognizione teorica e la conoscenza di fatto, e ho pensato che forse la descrizione del lato non visto di alcune semplici
funzioni della vita giornaliera, quali appaiono a un chiaroveggente che ha avviluppato in sé il potere della percezione nei corpi astrale e mentale, potrebbe aiutare alquanto i lettori a rendersi conto dello stato reale delle cose.


La visione ottenuta per mezzo del veicolo buddico è infinitamente più grandiosa e di effetto di gran lunga superiore, ma è talmente inesprimibile che è inutile farne parola. A quel livello ogni esperienza è entro l’uomo anziché esterna a lui, e la gloria e la bellezza non è più cosa che egli osserva con interesse, ma un alcunché sentito nell’interno del suo essere come parte di se stesso.

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