"Ho cercato di tratteggiare liberamente alcune descrizioni di esperienze spirituali. Con scritti di questo genere, vorrei riuscire d'aiuto a chi si impgena con serietà nella ricerca della conoscenza del mondo spirituale".
Rudolf Steiner
Rudolf Steiner, scrittore di testi e libri su argomenti di spiritualità, educazione, esoterismo. Fondatore della Scuola Steineriana, dell'Antroposofia e primo promotore dellìagricoltura biodinamica.
Estratto da Il Confine
La comprensione dei risultati della scienza dello spirito risulta più semplice quando, nella vita ordinaria dell’anima, si coltivano concetti soggetti a essere ampliati e trasformati: ciò abita gradualmente l’anima a elaborare idee e pensieri via via più ampi ed elaborati, fino ai processi e alle entità del mondo spirituale.
Se non si sceglie con pazienza questa via, si sarà facilmente tentati di immaginare il mondo spirituale come molto simile a quello fisico. Anzi, il rischio è quello di non riuscire neppure a farsi un’idea adeguata del mondo spirituale e del suo rapporto con l’uomo.
Gli eventi e gli esseri spirituali possono avvicinarsi all’uomo soltanto se egli ha preparato la sua anima a percepirli. Sebbene il modo in cui essi si presentano sia del tutto differente da quello dei fatti e degli esseri fisici, possiamo farci un’idea di come siano prendendo in considerazione il processo del ricordo.
Ammettiamo di aver fatto una certa esperienza in un tempo più o meno lontano.
A un certo punto, essa emerge, per una causa qualsiasi, dalla profondità dell’anima. Sappiamo che ciò che emerge riguarda una nostra esperienza, ma nell’atto del ricordo non abbiamo altro che un’immagine mnemonica. Ora, immaginiamo un’altra immagine, che emerga dall’anima non come cosa vissuta ma come qualcosa di estraneo all’anima stessa. Abbiamo così una certa idea di come il mondo spirituale cominci a presentarsi all’anima, quando essa sia sufficientemente preparata.
Non possiamo negare che, in questo campo, sia difficile distinguere tra illusioni e realtà.
Molte persone, anche in buona fede, che ritengono di avere percezioni di un mondo soprasensibile, sono esclusivamente ingannate dalle immagini dei propri ricordi, che però non riconoscono come tali. Per vederci chiaro, in questo campo, bisogna diventare esperti in molti altri campi, che possono però diventare fonte di illusioni.
Può accadere, per esempio, che si sia vista una cosa solo di sfuggita, tanto fuggevolmente che l’impressione non è neppure penetrata del tutto nella coscienza. Questa cosa può riemergere, dopo un certo tempo (forse del tutto alterata), come immagine vivida. Ma si dirà di non avere mai avuto a che fare con quella cosa, e di aver ricevuto una vera ispirazione!
Questo esempio rende chiaro che i dati forniti dalla veggenza soprasensibile siano estremamente problematici per chi non abbia una certa familiarità con il carattere della scienza dello spirito.
Ma colui che guarda attentamente tutto ciò che sull’educazione alla veggenza superiore si trova anche scritto nel mio libro Iniziazione, si avvicina alla possibilità di distinguere l’illusione dalla verità. A questo proposito, si possono aggiungere le seguenti considerazioni.
È certo che le esperienze spirituali si presentano, in un primo momento, come immagini e che come tali emergono dai substrati dell’anima che sia già preparata ad accoglierle; si tratta poi di stabilire il giusto rapporto con quelle immagini. Esse hanno valore per la percezione soprasensibile solo se, nel modo di presentarsi, non hanno alcuna pretesa di essere considerate per se stesse: se sono prese in questo modo, non hanno un valore molto diverso dai comuni sogni.
Dobbiamo leggerle come lettere dell’alfabeto: non prestando attenzione alla forma dei caratteri, ma leggendo quanto si vuole dire attraverso di loro. È innegabile che una lettera può comunicarci qualcosa di completamente sconosciuto, anche se essa è composta dai ben noti caratteri dell’alfabeto; analogamente le immagini della coscienza non racchiudono soltanto contenuti tratti dalla vita comune. Ciò è esatto, fino ad un certo punto. Ma alla vera coscienza soprasensibile non importa ciò che così deriva dalla vita ordinaria, ma ciò che si esprime nelle immagini.
Certamente l’anima deve, in un primo momento, prepararsi a vedere apparire tali immagini nel campo visivo spirituale; deve però anche sviluppare accuratamente il sentimento di non fermarsi alle immagini, ma di riferirle correttamente al mondo soprasensibile.
Si può affermare che per la vera veggenza soprasensibile occorre non solo la facoltà di scorgere in sé un mondo di immagini, ma anche un’altra: una facoltà che abbia funzioni analoghe a quelle della lettura nel mondo sensibile. Il mondo soprasensibile va visto all’inizio come qualcosa che si trova completamente al di fuori della coscienza ordinaria. Con le forze animiche, rinvigorite dall’esercizio della meditazione, si crea prima un contatto dell’anima col mondo soprasensibile, per mezzo del quale le immagini che abbiamo caratterizzato emergono dai flutti della vita psichica.
Per se stesse, quelle immagini sono come un quadro prodotto per intero dall’anima stessa; e precisamente dalle forze che l’anima ha acquistato nel mondo dei sensi. Per mezzo delle immagini si imparerà a leggere nel mondo soprasensibile.
Le impressioni del mondo sensibile producono un contatto molto più stretto con gli esseri e i processi di questo mondo, che non le immagini viste in modo soprasensibile nel mondo soprasensibile. Si potrebbe perfino affermare che, in un primo tempo, queste immagini siano come un velo che l’anima stende davanti al mondo soprasensibile, quando si sente sfiorata da esso.
È importante che ci si adatti gradualmente al modo di sperimentare le cose soprasensibili; nel corso di questa esperienza si manifestano a poco a poco l’interpretazione adeguata e la lettura corretta.
Nel caso delle esperienze soprasensibili più importanti, risulterà dalla visione stessa che non si tratta solo di immagini mnemoniche ricavate dalla vita comune.
È pur vero che alcune persone che si sono fatte una convinzione relativa a certe esperienze soprasensibili (o almeno credono di essersela conquistata) affermano molte assurdità in questo campo. Quanti sono, infatti, quelli che descrivono le immagini apparse alla loro anima come esperienze di vite precedenti!
Bisogna sempre diffidare quando queste immagini si riferiscono a vite precedenti che sono simili a quella attuale; infatti, nella vita spirituale si sviluppano inclinazioni verso uomini e cose completamente opposte a quelle che si coltivano nella vita terrena.
Spesso, nella vita terrena si è spinti a occuparsi amorevolmente di qualche cosa che, nella precedente vita spirituale (fra la morte e la nascita) si era respinto o evitato.
Tutto ciò che potrebbe nascere dall’esperienza comune, come ricordo di tale situazione, dovrebbe essere ben diverso dall’impressione che si riceve dalla percezione reale del mondo spirituale. Ma anche se lo cose stanno così, chi non ha familiarità con la scienza dello spirito solleverà sempre delle obiezioni.
Non è facile acquisire le conoscenze della coscienza soprasensibile senza avere delle obiezioni. Ma quanto è vero che un presunto chiaroveggente si può sbagliare e riferire un fatto subcosciente a un’esperienza prenatale, altrettanto vero è che la disciplina scientifico-spirituale porta a una autoconoscenza in grado di abbracciare anche la sfera subcosciente dell’anima e si libera dalle illusioni anche a questo riguardo.
D’altra parte, questa capacità di discernimento si può acquistare, col penetrare nei mondi superiori, in modo che si finisce per distinguere su questo piano la percezione dall’illusione con la stessa sicurezza con cui nel mondo fisico si distingue un ferro rovente, che si tocca col dito, da un ferro rovente semplicemente immaginato.
Estratto da Scritti Scelti
La nostra epoca è caratterizzata da due correnti: il crescente materialismo e una marea di evoluzioni e rivelazioni spirituali dal mondo sovrasensibile attraverso un gran numero di persone che si sono aperte dei canali per il mondo spirituale. Vediamo correnti orientali come quella di Maharishi Mahesh Yogi, quella di Sai Baba e altre ancora che hanno un loro valore spirituale e tuttavia sono da verificare in rapporto alla nostra cultura cristiano-spirituale. Ci sono inoltre correnti che possono essere riunite sotto il nome collettivo di “channeling” e altre che sono orientate verso la guarigione spirituale, come ad esempio il Reiki. Nella verifica di queste correnti riguardo ad un’evoluzione veramente completa Rudolf Seiner e la sua antroposofia possono fornirci un aiuto prezioso. Le sue affermazioni, riassunte qui di seguito, possano essere d’aiuto a tutti coloro i quali aspirano veramente alla conoscenza interiore e all’evoluzione della loro coscienza, senza cadere nelle trappole presenti tanto nel mondo interiore spirituale quanto in quello esteriore fisico.
A chi dunque chiede: «Come posso io stesso raggiungere le conoscenze superiori della scienza dello spirito?» bisognerà rispondere: «Istruisciti dapprima per mezzo delle comunicazioni altrui di tali conoscenze». E se costui replica: «Voglio vedere io stesso; non voglio sapere niente di ciò che hanno visto gli altri» occorre rispondergli: «È precisamente nel far proprie le comunicazioni altrui che consiste il primo gradino verso la propria conoscenza». Non si sottolineerà mai abbastanza quanto sia necessario che chi vuole educare le sue facoltà di conoscenza superiore si faccia carico di un serio lavoro intellettuale. Questo risalto dev’essere tanto più insistente in quanto molti uomini che vogliono diventare “veggenti” tengono in poca considerazione questo serio lavoro intellettuale pervaso di spirito di sacrificio. Costoro dicono: «Il pensiero non può essermi di nessun aiuto»; tutto dipende dalla “sensazione”, dal “sentimento” o cose del genere. A costoro va detto che nessuno può diventare un “veggente” nel senso superiore (cioè reale) se prima non ha fatto pratica della vita del pensiero. A questo proposito una certa pigrizia interiore gioca un ruolo spiacevole in molte persone. Non sono consapevoli di questa pigrizia poiché essa si camuffa in un disprezzo del “pensiero astratto”, della “speculazione oziosa” e così via. Ma, scambiandolo per lo sviluppo di sequenze di pensieri oziosi e astratti, si giudica il pensiero in modo sbagliato.
Questo “pensiero astratto” può facilmente uccidere la conoscenza sovrasensibile; il pensiero pieno di vita può diventarne la base. Sarebbe senz’altro molto più comodo se il dono della chiaroveggenza superiore potesse essere conseguito evitando il lavoro intellettuale. Questo piacerebbe a molti. Ma per la veggenza è necessaria una saldezza interiore, una sicurezza animica, a cui si può giungere solo mediante il pensiero. Altrimenti si verifica solo un insussistente vacillare di immagini, uno sconcertante gioco animico che ad alcuni può anche piacere, ma che non ha niente a che fare con una vera penetrazione nei mondi superiori.
Se si riflette inoltre su quali esperienze puramente spirituali avvengono in un uomo che entra davvero nel mondo superiore, si capirà che la cosa ha anche un altro aspetto. Il “veggente” deve avere una vita animica assolutamente sana. E non c’è modo migliore per coltivare questa salute che il genuino pensare. Questa salute può patire seriamente se gli esercizi per l’evoluzione superiore non si fondano sul pensare. Come è vero che il dono della veggenza rende un uomo dal sano e giusto pensare ancora più sano, ancora più adatto alla vita di quanto non lo sarebbe se non avesse questo dono, è altrettanto vero che il volersi evolvere accompagnato dal timore della fatica intellettuale favorisce ogni fantasticheria in questo campo, nonché un falso atteggiamento nei confronti della vita.
Qui viene colto molto bene il significato più profondo del concetto di “sano buonsenso”.
Per questa dedizione alle rivelazioni del mondo estraneo occorre una totale abnegazione interiore. E se l’uomo verifica in che misura possiede questa dedizione, farà delle sorprendenti scoperte su di sé. Chi vuole percorrere il sentiero della conoscenza superiore deve esercitarsi a potersi annullare in ogni momento con tutti i suoi pregiudizi. Quando si annulla le altre cose possono fluire in lui. Solo alti gradi di questa dedizione disinteressata rendono l’uomo capace di accogliere le realtà spirituali superiori da cui è circondato.
È possibile sviluppare questa facoltà dentro di sé in modo cosciente. Si cerchi ad esempio di astenersi da ogni giudizio sulle persone che fanno parte del proprio ambiente. Si spenga dentro di sé il criterio dell’attrazione e della repulsione, della stupidità o dell’intelligenza che siamo abituati ad applicare; e si cerchi di capire gli uomini semplicemente per quello che sono, senza usare quel criterio. Gli esercizi migliori sono quelli fatti sulle persone per cui si prova avversione… - Oppure quando ci si trova in un ambiente che stimola questo o quel giudizio, lo si reprima e ci si abbandoni alle impressioni in modo imparziale. Questa dedizione scevra da pregiudizi non ha assolutamente niente a che vedere con la “fede cieca”. Non si tratta di credere ciecamente a qualcosa, bensì di non sostituire il “cieco giudizio” all’impressione vivace. Lasciamo che siano le cose a parlarci invece di parlare di loro…
Finché l’uomo sarà ancora incline a sopravvalutare se stesso a spese del mondo che lo circonda, continuerà a rimandare il suo accesso alla conoscenza superiore… Dalla sua gioia e dal suo dolore non impara infatti nulla sulle cose, ma solo qualcosa su di sé. Quando provo simpatia per una persona inizialmente sento solo il mio rapporto nei suoi confronti…
Chi, seguendo le impressioni mutevoli, si perde nella gioia e nel dolore, non può percorrere il sentiero della conoscenza spirituale. Deve accogliere gioia e dolore con impassibilità… Gioia e dolore diventano occhi dell’anima…
Questo è sicuramente uno degli esercizi più difficili ma, in fin dei conti, tutte le vite spirituali contengono questa sfida.
Fino a quando l’uomo si dedicherà solo ai compiti della vita sensibile, il corso disordinato dei suoi pensieri verrà sempre risistemato dai fatti della realtà… All’interno del mondo sensibile i fatti esercitano una costante rettifica sul pensiero… I pensieri devono a poco a poco disabituarsi completamente a seguire il loro corso quotidiano. In tutto il loro decorso devono invece assumere il carattere interiore del mondo spirituale…
E la matematica, con le sue leggi ferree che non si conformano all’andamento quotidiano dei fenomeni sensibili, è davvero una buona preparazione per chi è in cerca della conoscenza. Anche se la matematica è un ottimo strumento per disciplinare il pensiero, è comunque possibile conseguire un pensare puro, sano e pieno di vita anche senza di essa. E ciò che l’uomo alla ricerca della conoscenza persegue per il proprio pensiero lo deve perseguire anche per le proprie azioni. Queste, prive di influssi fastidiosi da parte della personalità, devono poter seguire le leggi della nobile bellezza e dell’eterna verità. Queste leggi devono potergli dare la direzione. Quando comincia a fare qualcosa che ha riconosciuto come giusto e così facendo il suo sentimento personale non prova soddisfazione, egli non deve comunque abbandonare il cammino intrapreso. Ma neppure deve continuare a seguirlo perché gli dà gioia se si accorge che esso non è conforme alle leggi della bellezza e della verità eterne.
Qui si dovrebbero trovare i criteri per un politico di professione che si lascia guidare da chiare leggi interiori e non dal vantaggio personale e dal pensiero arbitrario e opportunistico del proprio partito.
Nella vita quotidiana gli uomini si lasciano determinare nelle loro azioni da ciò che li soddisfa personalmente e porta loro dei frutti. Così impongono al corso dei fatti del mondo la direzione della loro personalità. Non realizzano la verità tracciata nelle leggi del mondo spirituale, ma le esigenze del loro arbitrio. Si agisce nel senso del mondo spirituale solo quando si seguono unicamente le sue leggi… Rinuncia ai frutti dell’azione per la personalità e rinuncia ad ogni arbitrio: sono le leggi più serie che deve seguire…
Non è giusto credere che chi cerca la conoscenza diventi un uomo arido, privo di gioia e di dolore. Gioia e dolore sono presenti in lui, ma in forma diversa quando indaga nel mondo spirituale; sono diventati “occhi” e “orecchie”.
Penso di aver fatto notare a sufficienza che nell’educazione spirituale l’autorità del maestro e la fiducia in lui non devono rivestire nessun altro ruolo, rispetto a come accade in qualsiasi altro settore del sapere e della vita. Può trattarsi solo di come cominciare a sviluppare dentro di sé queste facoltà. La direzione può essere indicata solo da chi ha già in sé queste forze.
E come ciascuno può imparare a scrivere scegliendo i giusti percorsi, così ognuno può diventare un discepolo dell’occulto, e anche un maestro dell’occulto, se cerca le vie adeguate. Qui le condizioni differiscono da quelle del sapere e della vita per un solo aspetto.
Per prima cosa colui che tende seriamente ad una conoscenza superiore non deve temere nessuna fatica e nessun ostacolo nella ricerca di un iniziato che lo possa introdurre ai misteri superiori del mondo…
Esiste infatti una legge naturale per tutti gli iniziati che li induce a non rifiutare una conoscenza adeguata agli uomini che sono alla ricerca della verità. Ma esiste una legge altrettanto naturale secondo cui non si può trasmettere nulla della conoscenza occulta a chi non è chiamato.
Nei tempi antichi che precedono la nostra “storia” i templi dello spirito erano visibili anche esternamente; oggi che la nostra vita è diventata così materiale, non li troviamo nel mondo visibile agli occhi esterni. Ma a livello spirituale esistono ovunque; e chiunque li cerchi li può trovare.
L’inizio dev’essere una certa disposizione fondamentale dell’anima. Lo studioso dell’occulto la chiama il sentiero della venerazione, della devozione alla verità e alla conoscenza. Solo chi possiede questa disposizione fondamentale può diventare un discepolo dell’occulto…
Si può conseguire l’elevatezza spirituale solo dopo essere passati per la porta dell’umiltà. Puoi ottenere la giusta conoscenza solo se hai imparato a rispettarla…
Ai nostri giorni è particolarmente importante prestare piena attenzione a questo punto. La nostra civiltà tende maggiormente alla critica, al giudizio, alla condanna e meno alla devozione, alla venerazione devota. Già i nostri figli criticano molto più di quanto non venerino con devozione. Ma ogni critica, ogni giudizio allontana le forze dell’anima dalla conoscenza superiore nella stessa misura in cui la riverenza devota le sviluppa. Con ciò non intendo dire niente contro la nostra civiltà… È proprio alla critica, al giudizio umano consapevole, al “verificate tutto e conservate il meglio” che dobbiamo la grandezza della nostra cultura… Ma ciò che abbiamo conquistato nella cultura esteriore abbiamo dovuto pagarlo con una perdita commisurata di conoscenza superiore, di vita spirituale.
Una sola cosa dev’essere però ben chiara a tutti: che per chi è del tutto immerso nella civiltà esteriorizzata dei giorni nostri è molto difficile avanzare nella conoscenza dei mondi superiori. Lo può fare solo grazie ad un energico lavoro su di sé.
Se incontro una persona e critico la sua debolezza, mi privo di forza conoscitiva superiore; se cerco di addentrarmi amorevolmente nei suoi pregi, accumulo quella forza… Non basta che mostri rispetto per un altro essere nel mio atteggiamento esteriore. Devo provare questo rispetto anche nei miei pensieri. Ogni istante in cui ci si adopera per prendere coscienza dei propri giudizi sfavorevoli, ostili e critici sul mondo e sulla vita - ognuno di questi istanti ci porta più vicino alla conoscenza superiore. E ascendiamo rapidamente… È così che all’uomo si aprono gli occhi spirituali…
Ciò che dev’essere conseguito mediante la devozione diviene ancora più efficace se si aggiunge un altro sentimento. Questo consiste nell’apprendimento da parte dell’uomo ad abbandonarsi sempre meno alle impressioni del mondo esterno, per sviluppare invece una vivace vita interiore…
Il mondo esterno è colmo di magnificenza divina in ogni sua manifestazione, ma occorre aver prima fatto l’esperienza del divino dentro di sé per poterlo trovare in ciò che ci circonda.
Il discepolo dell’occulto viene indirizzato a creare nella propria vita degli istanti in cui immergersi in silenzio e in solitudine dentro di sé. In questi momenti non è alle faccende del suo “Io” che deve dedicarsi. Un simile comportamento produrrebbe il contrario di ciò che si era proposto. In tali istanti egli deve piuttosto lasciare che quanto ha vissuto riecheggi in lui in perfetto silenzio…(33)
Queste parole rimandano ad un’attività decisiva nella nostra vita: la meditazione. L’indicazione che Rudolf Steiner consegna è quella di ritirarsi due volte al giorno dalle “occupazioni quotidiane”, dalla vita di ogni giorno, indicazione che troviamo in tutti gli insegnamenti spirituali. Non è tanto importante il tipo di meditazione, quanto il fatto che compiamo questo passo. Indipendentemente da essa la vita quotidiana è il secondo fattore di evoluzione. La meditazione da sola non basta, è necessaria anche la dedizione amorevole alla vita. «Ora et labora», prega e lavora, era il motto dei monaci cristiani, in cui troviamo di nuovo i due aspetti: preghiera o meditazione e lavoro in senso spirituale. È questo il metodo migliore di evoluzione personale verso una coscienza superiore e soprattutto verso l’amore disinteressato.
… che mediante determinati esercizi l’uomo giunga in modo intellettuale, emotivo e morale ad una condizione animica e fisica assolutamente sana, volta a far sì che l’uomo diventi anche capace di essere interiormente vigile nei confronti di tutto ciò che proviene da una vita animica morbosa e conduce al mediumismo, ad allucinazioni e visioni. Una sana psicologia deve infatti respingere tutto quello che si origina in questo modo.
L’insegnamento di Rudolf Steiner pretende molto da chi lo segue ed opera una netta distinzione fra uno sviluppo sano e guidato delle forze animiche inattive e uno disorientato, cosa oggi purtroppo molto frequente nel cosiddetto ambiente esoterico. Ciò non significa che questi metodi siano in linea di massima sbagliati, sono però difficili da verificare. L’insegnamento di Rudolf Steiner offre a tutte le persone coinvolte un eccellente e profondo strumento di misura, con cui ognuno può mettere alla prova se stesso e gli altri.
Gli esercizi antroposofici rappresentano un percorso di addestramento proveniente da una scuola iniziatica superiore per l’evoluzione interiore, un percorso che indica e mantiene una linea coerente e descrive in maniera chiara tutti i suoi effetti, cosa che lo distingue dalla maggior parte degli altri metodi. Come possiamo rappresentarci questi effetti?
Già ieri ho accennato vagamente a come noi uomini moderni, tramite certi esercizi mentali, giungiamo a strappare il pensiero allo stato abituale in cui si abbandona passivamente ai fenomeni del mondo esterno e a ciò che emerge dai ricordi a livello interiore, manifestazione anch’essa collegata al mondo esterno. Usciamo da questo modo di pensare facendo degli esercizi di meditazione in maniera seria, paziente ed energica, e ripetendoli in continuazione. A seconda della predisposizione, per una persona possono essere necessari anni, e per un’altra molto meno; ma ognuno può accorgersi, una volta arrivato al punto decisivo, di come il suo pensiero si trasforma da quello che io chiamo il pensiero astratto, morto, in un pensiero interiormente vivace, in grado di partecipare al ritmo del mondo.
Rudolf Steiner richiama l’attenzione sull’esistenza di un “pensiero morto”, che noi tutti conosciamo quando ci muoviamo nelle sfere puramente intellettuali, in cui mancano l’elemento dell’amore, il sentimento, la partecipazione al tutto.
Allora una concezione avveduta del mondo e della vita non aspira ad estrarre dall’anima come per magia visioni o allucinazioni, bensì a sperimentare quella che è la vita immaginativa, la vita intellettuale, in quell’intimità che di solito si prova solo con i sensi esterni.(4)
Lo scopo di tutti questi esercizi di meditazione è, come sottolinea espressamente Rudolf Steiner, il continuo addestramento della coscienza animico-spirituale e non l’esperienza spettacolare e sensazionale che può portare a perdersi negli avvenimenti dei mondi interiori. Chi infatti si immerge per la prima volta in queste dimensioni interiori può, sopraffatto dall’esperienza, lasciarsi facilmente conquistare dagli avvenimenti e sopravvalutarli in pieno. Essi però non hanno niente a che fare con lo scopo di tutti questi esercizi.
È sufficiente che paragoniate onestamente la vivacità con cui viviamo nei colori quando li percepiamo con gli occhi, e nei suoni quando li ascoltiamo con le orecchie, al pallore della vita intellettuale nella coscienza ordinaria. Attraverso quell’energetizzazione della vita intellettuale di cui ho parlato, conferiamo a poco a poco alla semplice vita immaginativa, alla semplice vita intellettuale, la medesima intensità della vita sensibile.
Queste parole ci trasmettono un’impressione di ciò che ci attende se il nostro spirito sperimenta un’evoluzione superiore, così che i pensieri si staccano dal puro pensare per prendere parte in modo vivo e sentito al mondo intero, come oggi avviene già con i sensi. Ne consegue che il nostro pensare si libera dal legame col corpo, col cervello. Questo pensare non viene eseguito con il corpo, ma a livello puramente animico-spirituale – dopo di che l’uomo percepisce questo pensare paragonato a quello astratto come un vivo rispetto a un morto. Quando prendiamo coscienza del passaggio dal consueto pensiero astratto a quello vitale, facciamo un’esperienza analoga alla scoperta che un organismo morto ha di colpo ripreso vita.
A questo primo gradino segue il successivo:
E solo quando troviamo il coraggio di proseguire gli esercizi fino al grado successivo giungiamo ad una vera visione spirituale. Questo passo ulteriore non deve consistere solo nello sviluppare determinate facoltà, determinate rappresentazioni che abbracciamo facilmente con lo sguardo – un po’ come facciamo con le rappresentazioni geometriche – per avvicinarci al centro della nostra coscienza, per corroborare grazie ad esse la nostra forza animica, deve invece far sì che diventiamo capaci di eliminare dalla nostra coscienza queste rappresentazioni con accortezza e a nostro arbitrio. In certi casi si tratta di un compito difficile. Nella vita normale il dimenticare non è così difficile, come ben sa la coscienza comune. Ma quando ci si è sforzati seriamente… di spingere determinate rappresentazioni al centro della propria coscienza, allora si ha una forza ancora più grande di quanta ne serva altrimenti nella vita animica, necessaria per eliminare… queste rappresentazioni dalla coscienza. E dobbiamo poter raggiungere volontariamente quello che potremmo definire “vuoto di coscienza”.
Questo vuoto di coscienza ricorda quello che noi oggi conosciamo come coscienza trascendentale o pura coscienza nelle ricerche sulla meditazione, ma che al contrario del sonno è caratterizzato da una prontezza interiore, come descrive Rudolf Steiner:
Quello che viene chiamato “vuoto di coscienza”, anche per un solo istante, potrà essere compreso da chi rifletta senza pregiudizi su cosa accade all’uomo con la coscienza ordinaria quando questa coscienza deve fare a meno delle sensazioni e anche delle rappresentazioni mnemoniche quando, per qualche avvenimento, all’uomo vengono tolte le impressioni e i ricordi esteriori: si addormenta, cioè la coscienza viene attutita e annebbiata. È invece il contrario che deve verificarsi: uno stato di veglia del tutto attento e cosciente, nonostante la coscienza sia stata liberata completamente grazie alla volontà interiore.
Solo dopo aver rafforzato in questo modo l’anima e averla poi svuotata coscientemente, a quest’anima che si è preparata si presenta un ambiente spirituale, così come all’occhio si presentano i colori e all’orecchio i suoni. Siamo pronti a guardare il mondo spirituale.(4)
Grazie al processo educativo, che significa lavoro, l’anima è diventata un nuovo organo di percezione diretta, la “veggenza” è cominciata. In questo modo Rudolf Steiner dimostra come questi talenti possano essere sviluppati naturalmente mediante un percorso sistematico di educazione, di addestramento. Come ha fatto notare in un altro passaggio, queste facoltà si manifesteranno in tutti gli esseri umani nel corso della loro evoluzione spirituale, che comprende molte esistenze, ma già oggi ognuno di noi ha la possibilità di prepararsi alla loro comparsa. In ogni epoca questa anticipazione di futuri talenti dell’umanità è stata definita iniziazione, e Rudolf Steiner mostra che qui si manifesta la forma moderna di iniziazione, disponibile per tutti.
Della quantità di informazioni forniteci da Rudolf Steiner sull’evoluzione della coscienza si tengano presenti i tre gradi superiori delle conoscenze spirituali, di cui si parlerà nel capitolo 3 su Gesù Cristo: l’immaginazione come visione delle immagini del mondo spirituale, a cui abbiamo accennato qui sopra e raggiungibile attraverso adeguati esercizi di meditazione, l’ispirazione con cui in un passo successivo possiamo sentire il mondo spirituale (chiarudienza) e l’intuizione, con cui siamo in grado di infilarci per così dire nel mondo esterno e nelle entità, acquisendo così la capacità di provare la grande sensazione di unità che ci lega tutti. Questi tre gradini sono connessi con le tre parti del manas, buddhi e atman e raggiungeranno il loro pieno sviluppo nelle tre successive incarnazioni della Terra.
Pagine 128, € 8.50

