Robert Fisher ha iniziato la sua carriera a 19 anni scrivendo per Groucho Marx.
È stato scrittore e co-autore di opere teatrali e romanzi brevi tra i quali il più famoso è Il Cavaliere nell’Armatura Arrugginita che è stato un successo negli Stati Uniti, un best seller in Francia e ha venduto oltre 900 mila copie in Spagna.
Con più di un milione di copie vendute, tradotto in otto lingue, Il cavaliere nell’armatura arrugginita di Robert Fisher è diventato un libro emblematico della condizione dell’uomo attuale. Il grande dramma umano del nostro tempo, l’incomunicabilità, in questa opera è trattato con umorismo e tenerezza, ma soprattutto con profondità.
Nonostante il suo curriculum possa vantare una bibliografia molto
vasta, Robert Fisher sarebbe uno sconosciuto il Italia se non fosse per il suo straordinario racconto Il
cavaliere nell’armatura arrugginita. Un libro consigliato negli
ambienti più diversi, dai seminari per la crescita personale, alle
scuole per la formazione commerciale, alle lezioni di religione, Il
cavaliere si è eretto ad una sorta di archetipo dell’uomo prigioniero
di sé stesso, prigioniero del suo ego.
Robert Fisher è un uomo alto, asciutto e di aspetto fragile che ricorda
un po’ il Don Chisciotte ma allo stesso modo in una versione che lo
colloca agli antipodi del Cavaliere dalla Triste Figura. E’ una persona
straordinariamente allegra che fa della risata il suo biglietto da
visita. Sempre disposto alla battuta ed a relativizzare su ogni
questione che a prima vista potrebbe sembrare grave o funesta se non ne
vedessimo il suo lato divertente. E’ una specie di mago che tira fuori
dal cilindro l’altra faccia delle cose, poiché queste, ci insegna
Robert, proprio come le monete, hanno due facce che invece di opporsi
sono complementari.
La prima persona che mi ha parlato del Cavaliere nell’armatura arrugginita mi ha detto che lei è un autore comico che, dopo aver vissuto un’esperienza spirituale, ha deciso di scrivere questo libro. Cosa c’è di vero in questo?
RF: Beh, non è esattamente così. A partire dalla mia gioventù ho scritto centinaia di sceneggiature per la radio e la televisione, così come per i grandi comici come Groucho Marx, Bob Hope… Riguardo ad esperienze spirituali, devo ammettere di aver vissuto otto situazioni vicine alla morte, oltre a due di morte clinica, questo ti fa vedere la vita con più umorismo! Quando qualcuno è sul punto di morire, attraversa un rincontro con sé stesso. In fin dei conti l’esperienza de Il Cavaliere non è altro che un rincontro con sé stessi, al di là delle apparenze e dell’armatura che ognuno di noi deve dissolvere con le proprie lacrime.
Con la risata invece…
RF: La risata e il senso dell’umorismo sono due grandi maestri. La risata è in grado di elevare e ispirare l’anima così come di arrivare a cambiare la struttura cellulare a livello molecolare.
Ha imparato molto da questi grandi maestri?
RF:Questa la lezione che ho appreso dalla vita, poiché il vero grande
maestro è proprio la vita: in primo luogo amare me stesso, poi amare
gli altri. Alla maggior parte di noi non è stato insegnato sin dalla
sua infanzia ad amare, a riconoscere ed apprezzare le sue meravigliose
qualità. Al contrario, queste qualità positive ci sono state negate e
ciò ci obbliga a vivere costantemente nell’arroganza per poter
sopravvivere in una società altamente competitiva come la nostra. Non
sapendo amare noi stessi, siamo incapaci di amare gli altri.
Amate e sarete amati, non giudicate e non sarete giudicati…. Tutto ciò mi sembra abbastanza….
RF:Solo nella misura in cui saremo capaci di non giudicare noi stessi,
saremo in grado di non giudicare gli altri. Solo nella misura in cui
sapremo amare noi stessi, potremo amare gli altri; lo dice anche la
saggezza popolare “la carità (l’amore) benintesa incomincia da sé
stessi.
Quando ha scritto Il cavaliere nell’armatura arrugginita si immaginava che avrebbe riscosso un tale riscontro nelle vendite?
RF:Non mi è mai passata per la testa l’idea di un successo nelle vendite
mentre scrivevo Il cavaliere nell’armatura arrugginita, perché in
realtà non sapevo cosa stessi scrivendo. Nei miei progetti precedenti (
più di 400 show radiofonici, 1200 commedie televisive e 3 opere
teatrali) sapevo sin dal principio ciò che stavo scrivendo ed ero
consapevole della possibilità di accettazione da parte del pubblico e
del possibile successo economico. Non ho mai concepito Il cavaliere
nell’armatura arrugginita come un libro… E’ stato un’esperienza.
Che tipo di esperienza?
RF: E’ la storia di una guarigione, della mia guarigione. Due anni fa
durante una di quelle volte in cui stavo per morire.., i medici
diagnosticarono che tutto il mio corpo era in fase terminale. Mentre
stavo passando in rassegna la mia vita, sentii una voce che diceva:
“non devi morire adesso, non hai ancora completato ciò per cui sei
venuto al mondo”. Allora dissi tra me e me: “magnifico, non solo sto
morendo ma sto anche diventando matto”. Non riuscivo a sottrarmi a
quella voce che mi conduceva verso cibi naturali, prodotti erboristici
e metodi di cura alternativi.
Come ha iniziato a scrivere Il Cavaliere?
RF: Un giorno, mentre ero seduto nella sala da aspetto dello studio di un
medico di New York, avvertii all’improvviso la necessità di avere carta
e penna. Sentivo il bisogno di scrivere qualcosa, ma non sapevo cosa.
Quando fui sul punto di iniziare, l’infermiera, che sicuramente aveva
intuito che sarei diventato un famoso scrittore.., si diresse verso di
me per vedere cosa stessi scrivendo. Allora udii ancora quella voce che
avevo sentito quando stavo per morire che mi diceva: “ Il cavaliere
nell’armatura arrugginita. In questo momento scrissi quella che sarebbe
diventata la prima pagina del libro. Mi fissai su quel titolo e guardai
l’infermiera che si ritirò immediatamente, senza dubbio pensando che la
gente del teatro è matta da legare..
Ha impiegato molto tempo per portarlo a termine?
RF: Sì, ci ho impiegato sei anni e mezzo. Quella voce continuava a dettarmi alcune pagine di tanto in tanto. Ad un certo momento compresi che quello strano lavoro sarebbe diventato un libro.
Cosa crede che stia a simbolizzare l’armatura?
RF:L’armatura è, certamente, metaforica. E’ la barriera che poniamo tra
il nostro ego e la nostra realtà interiore, ovvero quella di un essere
pieno d’amore. La nostra realtà interiore si trova allineata con la
fonte energetica della vita. Nel momento in cui il nostro ego
intellettuale ci separa dalla fonte, proviamo paura, ci sentiamo soli e
senza protezione. Allora indossiamo la nostra armatura, metaforicamente
parlando, per proteggerci dai pericoli che incontriamo sul campo di
battaglia e che immaginiamo nella nostra vita.
Vuol dire che la nostra armatura ci separa dall’amore?
RF: Quando scegliamo di vivere nella paura invece che nell’amore,
rafforziamo costantemente l’armatura con angoscia, avversione e
sospetto. Ci sentiamo protetti dai pericoli del mondo, ad esempio di
fronte a persone che potenzialmente possono distruggere la nostra
carriera e tradire il nostro cuore, intorno al quale sistemiamo
un’armatura extra per evitare che ce lo frantumino.
Come possiamo disfarci dell’armatura?
RF: E’ esattamente la lezione de Il cavaliere nell’armatura arrugginita:
come disfarci dell’armatura. Il Cavaliere ci riesce con le lacrime, ma
oltre alle lacrime suggerisco di utilizzare le risa. In realtà, ciò che
è più importante è la volontà di lasciar fluire i sentimenti che hanno
costituito il motivo per il quale abbiamo indossato l’armatura.
Dobbiamo essere in grado di lasciare una fessura per sperimentare ad
esempio il dolore di una perdita, la disillusione, la tristezza, la
pena, poiché l’altra faccia di tutto questo è l’amore, la felicità e
l’allegria.
Che ne pensa di Dio?
RF: Sento il potere di Dio come una corrente di energia di amore. Non è un
Dio esterno, al di fuori di noi. Dio per me è interno e noi non siamo
separati da lui.
Eppure c’è qualcosa che non va, perché in generale gli uomini non arrivano a rendersi conto che sono uniti a Dio…
RF: Ciò che impedisce alla corrente energetica di fluire attraverso di noi è il fatto di vivere nella depressione, nella tristezza, incolpando gli altri, disperati, senza lottare per noi stessi, per menzionare alcuni esempi. Una volta superati questi stati negativi, ci allineiamo con questa Forza e possiamo creare qualunque cosa nella nostra vita. In breve, il Potere di Dio, l’Universo o la Fonte di Vita sono sempre con noi, tutto quello che desideriamo c’è già, abbiamo semplicemente posto delle barriere (la nostra armatura) tra noi e ciò che possediamo.
Pagine 112, € 9.00


